mercoledì 17 dicembre 2008

IL RACCONTO DI UN SIMPATICO PODISTA


REGGIO EMILIA: GARA DURA,MA CHE GIOIA CONOSCERE I RUN4FUN!
(di Alessandro Baldo)

Ero partito un po' timoroso per la mia seconda maratona: preparazione discontinua e con "soli" 425 km sulle gambe, uno stop forzato negli ultimi  15 giorni per una infiammazione al ginocchio e l'assenza di tutti i miei colleghi che non erano riusciti a prepararsi! Sveglia alle 5 e 40 e con gli occhi chiusi mi sono ingurgitato una scodella piena di riso in bianco. Che nausea!Al ritiro dei pettorali ho incontrato una bella e rumorosa compagnia che mi ha chiesto di scattare una foto. Una strana coincidenza con tutta la gente che c'era perché già al primo chilometro ho rincontrato questo gruppo festante e ho sentito che parlavano in dialetto veneto con la cadenza del basso Polesine (io sono di Fratta per cui ho capito subito) e vedendo i loro nomi stampati sulla maglietta ho realizzato che era il gruppo di cui avevo letto tempo fa sul Gazzettino.L'articolo mi aveva colpito e ne avevo discusso con i colleghi di lavoro perché era indicato che due podisti avevano in programma le ravvicinate maratone di Venezia e di New York ed avevo pensato: o è un errore del giornalista o questi sono matti!Già al terzo chilometro ho intuito che i ragazzi tenevano la mia andatura e mi sono agganciato a Davide e Denis e ho fatto la conoscenza di questi splendidi ragazzi che mi hanno letteralmente "portato" all'arrivo.

Non essendoci pubblico, la corsa in mezzo alla campagna e alla nebbia di Reggio era abbastanza noiosa e con le loro simpatiche chiacchiere e con il loro passo regolare, siamo arrivati "quasi senza accorgercene" ai 30 chilometri. Ai 34 km è arrivato il mio muro e nonostante gli incoraggiamenti di Davide le gambe si sono bloccate e ho iniziato a correre quasi ai 6 al km! Al 40° km, dopo il ristoro, le gambe non andavano e stavo cercando le energie mentali per rimettermi a correre e mi ero rattristato vedendo che i pacemaker delle 4 ore mi avevano superato, dato che il mio obiettivo era di chiudere in 3 ore e 45. Denis, che si era sganciato poco dopo i 30 km, mi ha raggiunto e mi ha fatto ripartire ad una buona andatura, ma al km 41 mi sono bloccato per un crampo e Denis mi ha aspettato facendomi ripartire per la seconda volta. Alla fine sono arrivato in 3 ore e 57 minuti! La giornata di oggi mi ha insegnato che la maratona è una gara che non puoi improvvisare e devi essere preparato al 100% prima di affrontarla ed anche se lo sei, non sei mai certo delle reazioni del tuo fisico. Ma la cosa più bella è stato scoprire lo spirito veramente sportivo che regna in questo mondo ed i ragazzi del run4fun ne hanno dato una bella dimostrazione. 

Grazie Ci vediamo alla prossima.

Alessandro

lunedì 15 dicembre 2008

ARRIVO MARATONA DI REGGIO

Il senso del tutto è la fine,

così nella vita come nella maratona.

mercoledì 10 dicembre 2008

7^ CORSA DELL'IMMACOLATA

7^ CORSA DELL'IMMACOLATA: AEROSOL DI CORTISONE E VIA…
Da quando ho corso la maratona nella grande mela non sono più riuscito a farmi una settimana di allenamento come si deve. Una settimana di riposo assoluto, una settimana a giorni alterni per impegni vari e poi mi sono beccato l'influenza che dopo tre settimane non vuole proprio abbandonarmi.
Quando alle 7 di domenica mattina è suonata la sveglia, era già da un quarto d'ora che giravo intorno al quesito: andare o stare? Mi alzo e vado ad Adria, oppure sto a letto e mi curo come si deve la maledetta tosse che da tre settimane mi tormenta? In barba alla coerenza, dopo aver rassicurato mia moglie sul fatto di rimanere a casa, indosso la mia super maglietta "N.Y.C.M. 2008" e, come la scienza medica consiglia in questi casi (?), mi sparo un aerosol di cortisone e vado all'appuntamento con i miei due amici run4funner: Bob e Snu.
Finalmente ad Adria, in occasione della “7^ Corsa dell'Immacolata” ho santificato la Madonna, ho ripreso a correre con una gioia che solo chi ama questo sport può capire. L'antibiotico, che alla fine sono stato obbligato a prendere, ancora circola nelle vene, ma col freddo che ho trovato quando sceso dalla Bat mobile, penso abbia deciso di rimanersene ben rintanato in chissà quale angolo del mio corpo. La temperatura è rigida (uno o due gradi), numerosi sono i guanti che avvolgono le mani dei concorrenti (non le mie, cosa che per tutta la gara ho rimpianto).
Alla partenza i podisti sono completamente immersi nella nebbia (al termine la mia maglietta è più bagnata fuori che dentro), e considerando solo un aerosol per colazione, sono soddisfatto perchè finalmente ho fatto una corsa quasi come si deve: cinquantaquattro minuti di corsa continua, più scatto in progressione finale di circa 500 metri: non era mai successo!

Che dire dei miei amici: lo Snu (Davide Ferrari) è veramente in forma e tiene a bada la locomotiva del "Bob" (Cristiano Curri) per i primi 5 km, Mec (Michele Veronese) come al solito non ha sbagliato un passo e mi lascia solo nella nebbia già al terzo miglio (postumi americani).
Lo sparo ha visto partire a razzo il forte Diego Gaspari, inseguito da Luca Favaro e Omar Pecchielan. In coda c'ero anch'io trafitto da un freddo cane che non ricordo di aver mai patito.
Il primo tratto di due chilometri è piatto e asfaltato fino allo sterrato dell'argine (dove con mia sorpresa ho retto bene).
Il respiro bianco e denso che ti ritorna in faccia, le gambe che rullano, il tifo dei pochi presenti che ti dicono che siamo vicini: attimi che non sembrano finire e della striscia d'arrivo ancora niente.
Un'altra impennata di ritmo ed ecco finalmente il traguardo. Vedo due divise arancio, "modello Ecogest", sono gli amici Rece e Biasiolo, le mani sono talmente gelate che riesco a malapena a togliere il cartellino spillato dalla maglia, anche questo è il bello della corsa.
A mezzogiorno (come previsto) sono già di ritorno a casa e mia moglie quasi non s'è accorta della mia assenza!

domenica 7 dicembre 2008

L'HOMO PODISTA

L’ h o m o p o d i s t a
di Denis Laurenti

Tanti anni fa, il buon Dio, mare e terra aveva creato
e per creare l’homo non poco ci aveva pensato.

Non tutti gli vennero perfetti: “ma si” pensò,
è bello che qualcuno si distingua per i suoi difetti.

Così con amore profondo,
lasciò l’homo libero per il mondo.

Con il cervello che gli aveva dato,
era sicuro che tante cose avrebbe inventato.

Scoprì la donna che prima non c’era
e per l’homo fu subito primavera.

Con l’homo erectus cominciò la procreazione,
che divenne per lui motivo di soddisfazione.


Arrivò anche il tempo della ruota e del fuoco,
e per la storia non era poco.

Dopo l’homo sapiens, nacque l’homo podista,
che ama correre sui prati ed anche in pista.


Si trasforma in homo nike, homo asics e homo mizuno,
l’importante è non farsi battere da nessuno.

Combatte i suoi pari con gran competizione,
sempre al traguardo con tanta emozione.



L’evoluzione finale dell’homo...

ATTENTI AL LADRO

ATTENTI AL LADRO: FURTI DURANTE LE CORSE PODISTICHE

Ormai in quasi tutte le corse podistiche vengono scassinate auto di podisti e derubate degli averi e preziosi dei nostri colleghi. Per mantenere viva la passione è bene fare attenzione ed organizzarsi.
Nelle ultime gare è diventata consuetudine la pratica dello scassinamento delle auto degli ignari podisti. Oltre al danno delle auto, anche la beffa del furto degli averi e preziosi a volte di valore insostituibile affettivamente.
Il fatto più recente, ultimo di una lunga serie, si è verificato proprio ai run4funner di Porto Viro in occasione della Night Marathon di Jesolo di sabato 16 giugno.
Pertanto iniziamo a fare attenzione: non lasciare le borse ed indumenti bene in vista, facendo capire che siete a correre, in quell'ora la vettura è a disposizione del delinquente. E' meglio tenerla aperta senza niente dentro.
Consigli per tutti gli organizzatori: assoldare delle guardie giurate come 'spaventapasseri' e soprattutto predisporre un'area dedicata per la raccolta e restituzione bagaglio.
Meglio far pagare di più al podista (o non fare più il pacco gara) che dover fare una triste conta a fine anno per riparare i danni alle auto o per il valore del furto perpetrato.
Se poi beccate il ladro, dategli due bei ceffoni ma non eccedete sennò rischiamo di essere anche denunciati; spesso leggiamo di certe notizie di cronaca del tipo: “sventa il furto nella propria auto e viene denunciato dall'aggressore!!!” .
Roba da terzo mondo ...

domenica 30 novembre 2008

9° CROSS DEL DELTA - CA' VENDRAMIN






9° CROSS DEL DELTA – Cà Vendramin
30/11/2008 – COMUNICATO di DENIS LAURENTI





Si è svolta con pieno successo la nona edizione del Cross del Delta, voluta e realizzata dal G.P. AVIS Taglio di Po. L'edizione di quest'anno è stata rinnovata con un bellissimo percorso di 9 km.
Nonostante il tempo incerto e la temperatura rigida, circa 150 atleti si sono dati battaglia sul percorso campestre ricavato nei pressi del suggestivo Museo della Bonifica di Cà Vendramin .
Grazie comunque al ricco montepremi ed al buon livello organizzativo generale, i commenti di coloro che hanno scelto di venire a correre a Cà Vendramin sono stati tutti positivi.
Buona anche la partecipazione del pubblico e degli accompagnatori dei concorrenti che hanno incitato e sostenuto i podisti durante i loro passaggi tra asfalto, sterrato
ed erba.
La prova, sull’anello di 3 chilometri da ripetersi 3 volte per un totale di 9.000 mt., è stata caratterizzata dalla fuga di Luca Favaro che, dopo meno di un giro ha lasciato il gruppo per fare gara solitaria.
Il prossimo appuntamento podistico a Cà Vendramin è in programma per domenica 25 Gennaio 2009.










domenica 16 novembre 2008

LO SMAGRO



LO SMAGRO
(di Denis Laurenti)

Uno dei motivi per cui molte persone iniziano a correre è quello della forma fisica. Gli effetti collaterali positivi della corsa sono numerosi, ma quello del dimagrimento è tra i più apprezzati.
Iniziamo subito con lo spiegare a tutti, compreso il mio amico Bob (Cristiano Curri), che se stiamo correndo per bruciare i grassi è indispensabile correre lentamente e a lungo. Nello sforzo moderato ma prolungato nel tempo, le scorte di glicogeno (lo zucchero immagazzinato nei muscoli) vengono sostanzialmente lasciate intatte, pronte a essere utilizzate in caso di improvviso sforzo molto intenso che richiede energia pronta all'uso (fornita per l'appunto dagli zuccheri immagazzinati nel nostro organismo). Correndo piano e a lungo, invece, l'energia viene prelevata principalmente al grasso corporeo, con un effetto significativo per il dimagrimento.
Correndo velocemente si va quindi a intaccare la preziosa scorta di zuccheri. Finita quella scorta ci si sente spompati e non si riesce a correre molto di più. Sia chiaro che in questo sforzo, visto che il corpo usa gli zuccheri, i grassi vengono lasciati al loro posto.E' per questo motivo che, a chi vuole dimagrire, si consiglia il metodo della camminata veloce o della corsa lenta. Perché solo queste tecniche consentono di bruciare realmente i grassi.
Se corri veloce per mezz'ora, quindi, rischi di consumare gli zuccheri e sentirti uno straccio, senza grandi effetti sulla perdita di grasso. Se corri lentamente per un'ora, invece, in breve tempo vedrai che i rotoli ai fianchi (sì sì, le "maniglie dell'amore") inizieranno ad assottigliarsi, fino a sparire.
So bene che, arrivati a un certo punto della nostra capacità polmonare e fisica, la tentazione della corsa veloce è sempre in agguato. Ma se si vuole dimagrire è indispensabile ricordarsi che correre lentamente e a lungo ha più efficacia per il dimagrimento che correre per poco tempo e molto forte.
Il consiglio è quello che danno gli esperti a chi vuole correre senza troppi problemi una maratona: corri piano all'inizio e vai forte alla fine. All'inizio consumerai i grassi (che costituiscono una scorta più grande di energia) e alla fine, per lo sprint finale, corri forte consumando gli zuccheri, che danno un maggiore apporto energetico che però dura per un tempo limitato.
Dopo tutti questi bei consigli ecco le mie indicazioni per chi desidera oltre a dimagrire, aumentare la propria performance nella corsa: in allenamento correre a velocità costante nella prima mezz'ora (partendo dai 5' e 30" per Km e arrivando ai 5' ) per poi forzare l'andatura con delle ripetute nella seconda parte dell'allenamento. In questo modo la prima parte è dedicata alla diminuzione del grasso corporeo e la seconda al rafforzamento ed al miglioramento della qualità della corsa.

giovedì 13 novembre 2008

MARATONA DI NEW YORK: ESISTE?








Maratona di New York: esiste? eccome se esiste!
Può esserci soddisfazione a classificarsi al diciannovemiladiciasettesimo posto? C’è, c’è. Primo, perché quel posto è più o meno a metà di classifica, visto che i partecipanti erano oltre 39 mila e poi perché la Maratona di New York è un mito, anche per chi come me non è proprio un podista sfegatato.
L’evento New York è nato in una goliardica cena sociale dei run4funner dove lo Snu (Davide Ferrari) propose di partecipare alla N.Y.C.M. 2008 in occasione del suo 40° compleanno.
E allora perché non provare?
Coinvolto soprattutto dalle persone giuste con cui avrei condiviso questa avventura, fui subito deciso. Il ricordo di quella sera di gennaio, nella quale insieme agli amici Davide, Cristiano e Michele riuniti a casa dello Smerd (Gianluca Marcati - macchina organizzativa del gruppo), decidemmo di correre la mitica maratona sulle informazioni dell’agenzia organizzatrice. Già si respirava un’atmosfera elettrizzante e carica di aspettative, successivamente agli 8 ragazzi (Rich, Bob, Smerd, Snu, Mec, Pagnocca, il Magnifico e il Discreto) che si allenavano da mesi arrivò un pacchetto con il Voucher per il ritiro del pettorale e tutte le informazioni necessarie. C’era chi sarebbe partito sul Verrazzano dalla prima Wave, partenza riservata ai Top Runner e chi sarebbe invece partito dalla più “umana” wave 2.
L’emozione di tagliare il traguardo dopo 42 Km in Central Park e i vari aneddoti, ci caricò di un entusiasmo quasi contagioso!
Con il mio partner Snu decisi di partire con gli allenamenti per tempo, cominciando già a luglio, sapendo già cosa significa preparare una maratona. Ora, non voglio soffermarmi su cronistorie e resoconti degli allenamenti quotidiani, ma concentrarmi sulle sensazioni che precedettero la partenza per gli States, le emozioni che la gara mi ha regalato, la carica, la coscienza e la soddisfazione, quasi infantile, di aver portato a termine una bellissima impresa.
I giorni prima della partenza furono interminabili: non so se ero più emozionato per il fatto di andare per la prima volta nella Grande Mela, che rappresentava per me un vero e proprio mito o per il fatto che nonostante sapessi di essermi allenato, mi aspettava la Maratona più bella del mondo. Penso di aver controllato, di aver preso passaporto, scarpe da gara e Garmin da polso almeno 100 volte!
Arriviamo all’hotel Hampton di Manhattan alle 5 del pomeriggio del 30 ottobre . L’albergo sito nella 31^, ad un isolato dal Madison Square Garden (il tempio dello sport made in Usa), risulta strategico per un primo approccio con l’expo per il ritiro del pettorale. Passeggiare, ammirare la verticalità della città e colpiti da un vento pungente ma allo stesso tempo tonificante per i nostri corpi stanchi dal viaggio è piacevolissimo. Per me che sono nato nell’era dei primi film di violenza, trovandomi a Manhattan, di notte, con poca gente per strada, le sirene in lontananza della polizia, mi sono sentito un po’ guerriero della notte ed un pochino Iena Plinsky… Tante volte ho visto quelle strade, quei grattacieli, quei portieri in divisa degli alberghi, ma dal vero sono le dimensioni delle cose che stupiscono. Le strade larghe come le nostre autostrade sono piene di automobili lunghissime, le vere limousine americane, dai vetri neri e la carrozzeria bianca o nera, le migliaia di taxi gialli che sono ovunque, le macchine della polizia, tutto è grande ed in grande quantità. Ma nonostante le apparenze, New York è una città silenziosa, le auto non sono rumorose, non fumano e non ci sono motorini scoppiettanti.
Solo questo vale il viaggio e gli sforzi dei mesi precedenti e quando mai pensi alla maratona?
Ci pensi il giorno dopo, quando fai una camminata in Central Park e vedi i tanti podisti che allungano sul rettilineo di arrivo, dove tanta è la varietà di persone di diverse nazionalità che affollano il parco, mentre le vie del centro sono già tappezzate di cartelli stradali arancioni che anticipano ai cittadini l’intera chiusura del traffico per la giornata del 2 Novembre.
Inutile nascondersi: ci siamo.
E’ il giorno della gara: sveglia alle 05.00, colazione ore 05.30, ultimi preparativi del sacco, partenza per il ponte di Verrazzano dove giungiamo a destinazione alle ore 07.00: durante il tragitto mi rendo conto quanto State Island sia lontano da Manhattan (e io me la devo poi fare di corsa???). Il clima è relativamente freddo e ci riposiamo in un angolo del parco…., rannicchiati uno vicino all’altro cercando di rilassarci.
L’emozione, mista a tensione, comincia a farsi sentire, come quando a scuola sei in attesa di essere interrogato: sai di essere pronto e preparato ma le insidie sono dietro l’angolo! Con lo Smerd supero con facilità la consegna delle sacche in un ingorgo umano di persone, ci posizioniamo con il resto del gruppo sulla griglia arancio della Wave 2 e attendiamo trepidanti il via. Il livello di adrenalina comincia a salire…. E finalmente alle 9.40 tuona il mitico colpo di cannone, noi partiamo poco più di 20 minuti dopo.
L'avventura inizia e ci siamo anche noi… ci sono anch'io… quasi quasi non ci credo ancora.. Una sensazione incredibile, il ponte è invaso da un fiume in piena di persone, quanta gente… 40.000 podisti !!!
Per le prime 3 miglia è praticamente impossibile correre, i podisti riempiono "spalla a spalla" sia la corsia superiore che quella inferiore dei ponte di Verrazzano: è una gioia vedere come quelli del piano di sotto rispondono agli urli provenienti dal piano superiore, e viceversa. Poco dopo il ponte, ogni tattica è stata gettata ai pesci per una corsa ubriaca e ora la maratona entra in un lunghissimo rettilineo, dove inizia il tifo della popolazione locale, che ti accompagna fino all'ultimo centimetro di gara: so che molti di quelli che hanno corso a New York almeno una volta testimoniano che se non fosse stato per il tifo di quei matti degli americani avrebbero probabilmente abbandonato.
Inizio quindi a correre con il terrore di perdere i miei amici Smerd e Snu (insieme fino al 15° km), Mec mi lascerà al km 27, lo spirito era di correre assieme, arrivare assieme, ma non sempre accade. Il primo distretto è quello di Brooklyn e già lì ci rendiamo conto che la scelta di aver indossato la maglietta con su scritto “Italia” , si rivela decisamente azzeccata! La gente ci chiama e ci incita decine e decine di volte… io mi volto, la saluto, sembra che sia lì soltanto per noi… c’è chi mi chiama “Richard”(il soprannome sulla maglietta), chi grida “Italia” a squarciagola… lungo la 4° strada (sarà stata lunga sei,sette chilometri) sembra il finimondo!
Qui potrei raccontare centinaia di particolari della maratona, e riempire pagine e pagine, ma penso che questo evento vada veramente vissuto per essere compreso ... e quindi vi lascio con l'acquolina in bocca ... Il tempo passa così in fretta che non ho tempo di spostare l'attenzione sulla fatica e sul dolore ... almeno fino al venticinquesimo km, adesso la fatica inizia a farsi sentire e l’arrivo al Queensboro Bridge, un ponte lungo quasi un miglio che ha una strana particolarità: ogni ponte dovrebbe avere una salita e poi la successiva discesa, qui sembra che si salga continuamente ed è interminabile, il pubblico non c'è per motivi di sicurezza, ma per fortuna nell'ultimo tratto si comincia ad avvertire il brusio della folla che ci attende dopo una svolta a "U", si entra in un tratto dove il tifo è da stadio, quel tifo da stadio che non ci lascerà più fino all’ultimo metro di corsa da Manhattan al Bronx e poi di nuovo a Manhattan.Affronto la lunghissima 1^ Avenue, 4 miglia di strada larghissima con la folla assiepata ai lati che incita in modo assordante utilizzando tutti i mezzi a disposizione; è quasi impossibile rallentare (meno che al sottoscritto).
Ventisettesimo Km ... qui inizio a sentirmi veramente stanco, e ad avvertire i primi seri dolori ... rallento sempre di più ed anche il mio amico Mec mi lascia solo nella mia corsa.
Dopo un miglio i miei quadricipiti e la mia schiena iniziano a dolere in modo più concreto, e mi dico ... meglio che mi fermo un pò e mi faccio un pò di stratching o non finirò la corsa: così mi fermo ma riparto con lo stesso identico dolore: tempo perso, un'altra lezione imparata che poi mi sono rigiocato nel tempo: quando arrivano certi dolori in maratona, cessano solo dopo la linea del traguardo, quindi meglio stringere i denti ed arrivarci prima possibile.
Al km 29 un gruppo di volontari porgeva ai maratoneti infinite dosi di carbogel: a quel punto della maratona si inizia già ad andare un po’ in ipossia, e qualsiasi cosa ti danno che si possa mangiare o bere, la prendi e la mangi, come ho fatto io ...
Ancora ricordo il sapore quasi disgustoso di quel sciroppo dolce, come ricordo chiaramente la sensazione delle mie gambe dure come enormi macigni... Riprendo fiducia, corricchiando, fino al punto in cui arrivo al Willis Bridge , dove da lontano inizio a vedere la porta gonfiabile delle 20 Miglia che si avvicina ...
Si entra per un breve tratto nel Bronx, dopo il Madison Bridge si svolta a sinistra e si imbocca la Fifth Avenue, la celebre quinta strada che nel suo prosieguo è la sede dei più famosi negozi di moda del mondo.
Finalmente arrivo a Central Park, o meglio, altro che finalmente, perchè quando si entra nel parco iniziano le 3 miglia più lunghe della vita! L'arrivo sembra non arrivare mai ! Ma da quel momento in poi il tifo della gente è così forte che in qualche modo si riesce a giungere al traguardo... Di quelle ultime miglia, posso ricordarmi i colori delle foglie gialle e dorate degli alberi che mi scorrono davanti agli occhi come una pellicola di un film d’epoca.
Alla fine la città con i suoi palazzi è un contorno; lo spettacolo, la magia di questo evento è il fiume in piena di persone che corrono, chi per sé stesso, chi per amicizia, chi per vincere contro gli altri o contro nessuno, in mezzo al pubblico che ti incita anche se il tuo pettorale è il numero 16000 o sei l’ultimo.
Ormai è un tripudio, vedo gente ai lati della strada accalcata, come se fosse arrivata da ore per assistere in prima fila al tuo passaggio… si, al mio passaggio… mi sembra di essere Baldini ad Atene, tra due ali di folla accorse soltanto per me… Mancano 300 metri, 200 eccola la finish line, una ragazza mi infila al collo la bellissima medaglia che toglierò solo a casa per consegnarla a mio figlio Pietro: è finita.
Taglio il traguardo in 4h19min , qui il tempo non conta, qui ti vengono le lacrime agli occhi per tutto quello che ti accade intorno… arrivi e ti abbracci col primo che hai a fianco, ti volti e tutti hanno la stessa espressione: tutti sono sconvolti ma felici, provati ma soddisfatti…
Tutti che si chiedono una cosa sola: è possibile che esista una maratona così?
Ve lo garantisco : esiste, eccome se esiste !
Non è la prima volta che corro una maratona, ma quella di New York è unica, è il sogno di tutti i maratoneti.
Quello che più mi ha colpito? Il pubblico che ci ha seguito con un calore incredibile. Gareggiare a New York dà emozioni impareggiabili, perché l'intera città si trasferisce in strada, applaude il passaggio dei corridori e fa un tifo straordinario. Una metropoli come New York potrebbe inghiottire nel nulla la maratona, nemmeno notarla se lo volesse, mentre invece tutta la città vive quella domenica come una grande festa popolare, una festa da non mancare.
La grande mela, così i Newyorkesi chiamano la propria città, è costituita dall'isola di Manhattan e dagli altri quattro quartieri: Brooklyn, Bronnx, Queens, Richmond e Staten Island. I quartieri toccati dalla maratona sono Brooklin, Bronx, Queens, infine Central Park il polmone verde di Manhattan.
I giorni post maratona sono una sorta di defaticamento, non vorresti mai che i ricordi e soprattutto il feeling con questa città svanissero, come l’acido lattico dai muscoli.Eh sì, la Maratona di New York ti rimane dentro, sai di aver compiuto una bellissima impresa e che non l’hai portata a termine da solo o con i tuoi compagni podisti, ma con un’intera città dove il podismo in piena sinergia con uno splendido spirito sportivo mi ha dimostrato che la vita per 42 km può essere o sembrare meglio di quella che è !Spero di rivederla presto consigliando vivamente a chi non l’ha mai fatta, di pensarci il prima possibile.



mercoledì 29 ottobre 2008

NIENTE SESSO SIAMO PODISTI


NIENTE SESSO SIAMO PODISTI
(Di Denis Laurenti)
Un amore sboccia così, all'improvviso. Senza tanti ma e altrettanti perché. Un attrazione violenta e repentina che ti toglie il respiro, quasi come il rush finale di un cinquemila tirato. È accaduto così anche a noi, caparbi amanti quotidiani dello sforzo fisico prolungato, portatori di chissà quali messaggi alla gente che ci guarda passare fra lo scettico e l'incredulo da anni. Ebbene noi, amanti un po' speciali, dobbiamo confessarlo; di fronte alla domanda della rumena di turno - con residenza stabile nel lungomare dei lidi ferraresi- non abbiamo trovato alcuna risposta.
"Perché tu non fai ?". Già. Vagliele a spiegare le ragioni perché il corridore non si ferma mai a scaricare un po' di energia "organica" e la usa solo per durare un po' più a lungo e, talvolta, sfinirsi davvero. Di scuse ne abbiamo trovate sempre tante: fa caldo, sono sudato, la moglie tradita, i soldi, la fatica e, dulcis in fundo, la filosofia di vita, una cultura che non appartiene a chi corre (il sesso stop & go, troppo veloce per i fondisti).
Poi, un giorno di mezz'agosto, a noi, forzati della corsa, forse pressati dai nostri stessi desideri (le nigeriane? Però...) si è materializzata la domanda fatidica. Mentre ci si scalda i muscoli in previsione di un medio-lento, una di loro sbuca dal folto della pineta e, in sequenza velocissima, si mette in mostra, alza la canotta e abbassa gli slip. Mamma mia! Altro che chiacchiere: faccela vedere', faccela toccare'. Ma è vera, ma è tutta tua?
A quel punto spariscono per incanto freni e inibizioni e il raptus depressivo ci prende. Siamo in quattro: ragazzi si fa nulla? E lei: "Guardami, guardami, sono bella, mi vuoi?". E certo che ti voglio ma come si fa? Il sudore, è caldo, non ho i soldi e a gratis non vieni, la moglie, beh, occhio non vede... allora. Si fa nulla davvero e, olé, il sogno, l'apparizione svanisce, si dilegua come un miraggio. La corsa continua. Però... vabbè, meglio non pensarci, se no...
Al quinto ci si ferma. Qualche allungo e il medio-lento impostato a quattro e venti al chilometro diventa un corto-veloce a tre e quarantacinque. Sarà un caso? Cinque chilometri sotto i venti minuti. Eh si, il sesso spinge, eccome!!!
Gli auguri del podista
(di Denis Laurenti)



Un augurio da podista a chi fa Strada Cross e Pista;a chi col freddo rimane a letto e a chi nei cross è un pò più lesto.Un grande augurio in particolare,
ai run4funner, che mai vogliono mollare,
e quest'anno, che è appena passato,ben molte gioie, a loro ha tanto riservato.Auguri anche a tutti, gli organizzatoriai vari sponsor, e collaboratori;perchè gareggiando, di regione in regionepossiam coltivare la nostra passione.Buon Anno infine, a chi sta un pò avvilitoaffinchè possa presto, guarire nell’animo ferito;e se qualche "media", sarà ... deludentevogliamoci bene, e facciam finta di niente.

PREGHIERA DEL PODISTA

PREGHIERA DEL PODISTA
(di Denis Laurenti)
O Signore che vedi tutto e sai tutto di me,
fa che si avveri ogni mio desiderio grazie a te!

Io, “atleta serio”, sono un podista,
ma se ti va chiamami pure artista.

In qualche gara, ti chiedo di non farmi camminare,
perché nelle gare Bob e Snu vorrei fregare.

Mec e Smerd, in una buca falli inciampare,
facendogli passare la voglia di arrivare.

Ai podisti della mia categoria,
fagli venire un attacco di allergia.

Se in maratona vado in crisi mi rivolgo a te con il pensiero
e basterà una sola spintarella per continuare più forte e fiero.

A chi piace sparare su di me anche solo una fesseria,
per favore, fa che gli venga un attacco di dissenteria.

Certo, ti chiedo tanto, ma ti prometto,
che ad ogni grazia ti farò un bel fioretto.

Lo so Signore che lo sport è serietà,
è per questo che chiedo la tua pietà.

Per tutto l’impegno che io posso dare,
questi piaceri solo tu me li puoi fare.

Poi passo a ringraziarti in chiesa,
perché la mia fede mica si è arresa.

Accendo una candela, dico le mie preghiere,
perché grazie a te non sono state giornate nere.

Ti prometto che sarò un buon chierichetto,
e che ti porterò sempre un gran rispetto.

martedì 28 ottobre 2008

NEW YORK: ORMAI CI SIAMO



SI VOLAAAAAAAAAA...


Eccoci qua, il conto alla rovescia è prossimo alla fine ed il momento di partire è ormai alle porte.
Giovedì mattina, con i miei Trop Runners, alle ore 6.45 prenderò il volo all’aeroporto Marco Polo di Venezia con arrivo a Monaco alle ore 8.05 per ripartire poi alle 11.40 in direzione New York.
L’atterraggio all’aeroporto John F. Kennedy è previsto nelle prime ore del pomeriggio americano e più precisamente alle ore 15.55.
Fra poco sarò alle prese con le valigie e non nascondo di avere qualche difficoltà a scegliere cosa mettere dentro e cosa lasciare a casa, sono convinto che, alla fine, mi porterò appresso un sacco di cose inutili.
Per il resto comincio a sentire un po’ di nervosismo e temo tanto che le prossime due notti avrò sonni molto agitati.
Oltre tutto, oggi in un famoso quotidiano ho visto una pagina intera dedicata ai personaggi “famosi” che andranno a correre la N.Y.C.M., ognuno con i rispettivi tempi previsti. Tra i personaggi iscritti, oltre a Linus (il quale vanta l’aspettativa cronometrica migliore: 3h 40′), ci sono l’ex primo ministro Romano Prodi, l’onorevole Daniela Santanchè ed altri politici più o meno noti e Beppe Bergomi.
Sinceramente, a parte Linus che mi farebbe piacere incontrare, degli altri non me ne frega granchè, però l’articolo mi ha fatto sentire ancora di più la dimensione dell’evento che sto andando ad affrontare.
E pensare che ancora devo partire.
Tra l’altro, non avendo ancora recuperato la Venice Marathon di domenica scorsa e considerata la giornata odierna poco felice dal punto di vista climatico, ho saltato l’allenamento di oggi, che forse era meglio fare per scaricare un po di tensione.


Ciaooooooooo, ci vediamo a New York.
Denis


sabato 25 ottobre 2008

CONSIGLI PER LA MARATONA


CONSIGLI PER LA MARATONA
(di Denis Laurenti)

Tecnica di gara.
Accorgimenti utili per rendere al meglio durante la maratona.E’ quella che tutti devono fare almeno una volta nella vita. La mecca del podista. Il sogno di ogni impiegato, avvocato, operaio turnista. Dunque l’insolito mix di persone alle quali mi rivolgo non è composto necessariamente da esigenti superesperti (quelli stiano tranquilli, che ho pane anche per i loro denti), ma anche da persone che affrontano la 42 km, dopo aver corso solo 10000 o mezze maratone, ed anche “sono certo” per qualcuno che la corre solo per scommessa.
Ognuno dei partecipanti avrà quindi svolto una preparazione leggermente diversa, e qualcuno si sarà preparato un po’ approssimativamente. Poco importa. Tutti (me compreso) dovremo cozzare contro quello che viene definito il “muro” del 35° km.Di che cosa si tratta? Quelli che già pensano di saperlo, trattengano i sorrisini di circostanza e aprano le orecchie, perché è meglio capirlo una volta di più che una di meno.
In quasi tutte le gare, finanche quelle da 33 km è possibile avere buoni od ottimi rendimenti utilizzando uno solo dei due “serbatoi” energetici di cui disponiamo: quello degli zuccheri (o più genericamente dei carboidrati).
In maratona no. O si impara a lavorare anche con un altro “serbatoio” (quello dei grassi) o in fondo non ci si arriva. Vediamo perché.
Il numero di calorie consumate da un atleta che pesi 65 kg per correre una maratona, si calcola con la formula: kcal = K x kg x km dove K è il coefficiente di consumo energetico (pari a 0,9 in un atleta allenato e dalla corsa fluida), kg sono i kg di peso corporeo e km i chilometri percorsi.
Nel nostro esempio quindi kcal = 0,9 x 65 x 42,2 cioè circa 2.468 kcal.L’ampiezza del nostro serbatoio di migliore qualità (il glicogeno contenuto nel fegato e nei muscoli) ci può fornire in totale, se pesiamo 65 kg, all’incirca 1750 kcal. Ciò significa che per arrivare in fondo dobbiamo provvedere a fornire all’organismo le circa 720 kcal mancanti. Come?
Le vie pratiche non sono molte. L’ipotesi fatta (scorte di 1750 kcal) prevede già una situazione ottimale in termini di buon carico di carboidrati la sera precedente la gara, in termini di stato di forma (un organismo ben allenato aumenta la sua dotazione muscolare di glicogeno), in termini di massa magra (se i 65 kg sono fatti di grasso per un terzo, le dotazioni di glicogeno saranno proporzionali al peso magro e non a quello totale, quindi inferiori), in termini di economicità di corsa (una corsa scoordinata e dispendiosa, con K più alto di 0,9 aumenta il consumo per km).
Dunque si può lavorare prevalentemente su tre elementi: alimentazione in gara, attitudine mentale in gara e utilizzo del serbatoio energetico dei grassi.
Dei primi due elementi (il cui peso specifico è comunque limitato) parleremo separatamente in altri pezzi. Sul terzo (serbatoio dei grassi) è invece opportuno parlare ora.
L’unico modo per arrivare bene in fondo ad una maratona, senza soffrire crisi di sorta, è infatti quello di allenare il corpo al consumo parziale di grassi insieme agli zuccheri, fin dal primo chilometro. Il serbatoio dei grassi è infatti, dal nostro punto di vista, illimitato (ci consentirebbe di correre una dozzina di maratone di seguito), ma con la sottile differenza che l’organismo vede come scorte preziose il contenuto degli adipociti (le cellule che contengono i grassi) e dunque le cede malvolentieri per usi energetici. Con una minore efficienza, con una maggiore richiesta di ossigeno correlata, con produzione di metabolici residuali e – importantissimo – solo in presenza contemporanea di zuccheri. Ciò significa che se gli zuccheri li abbiamo esauriti precocemente, perché abbiamo corso stimolando solo l’uso del glicogeno, ci troveremo al 30° o al 35° km incapaci di fare un solo passo in più, perché il nostro corpo non sarà in grado di fare uso delle scorte esistenti di grasso.
Per arrivare, soffrendo e camminando, a quel punto inizieremo a “smontare” le catene proteiche (cioè i nostri muscoli!) per estrarne quel poco di zuccheri necessari ad arrivare in fondo. Facendoci però del male, che richiederà poi tempi di recupero di alcune settimane.Ne vale la pena? No sicuramente. Il modo migliore per affrontare la gara di maratona è dunque quello di favorire in tutti i modi possibili il consumo dei grassi fin dal primo chilometro. Come? Con allenamenti specifici nei mesi precedenti la gara, con un’alimentazione adeguata, con una tecnica di corsa che favorisca il risparmio di glicogeno, con un atteggiamento mentale che favorisca l’utilizzo dei grassi.
Scopriremo, strada facendo, che gli allenamenti che ci necessitano sono anche più piacevoli e divertenti, se impostati nel modo giusto.Sarà una stupenda avventura: vediamo di godercela nel modo migliore.

Alimentazione pre-gara e in gara.
Accorgimenti utili per alimentarsi al meglio durante la maratona. Abbiamo già visto che uno dei problemi più importanti per chi corre una maratona è quello di provvedere alle calorie necessarie a completarla. Si è già detto che il consumo calorico è pari all’incirca al peso in kg per i km percorsi. Un atleta di 70 kg utilizzerà quindi all’incirca (70x42) 2940 kcal. Posto che con le dotazioni di base di glicogeno (presente nei muscoli e nel fegato) tale atleta copra circa 1.960 kcal, restano da trovare 980 kcal, senza le quali la crisi sarà in agguato.
Già si è detto anche che il modo più efficace per coprire tale fabbisogno è quello di imparare con l’allenamento a consumare parzialmente grassi fin dal primo metro. Per fare questo servono tecniche fisiche e mentali. In questo pezzo tuttavia esamineremo l’aspetto alimentare della questione, sia relativamente al pre-gara che al “durante”.
L’obiettivo dell’alimentazione pre-gara deve assolutamente essere quello di riempire “fino all’orlo” i serbatoi naturali di glicogeno. Il glicogeno negli animali, corrisponde all’amido nelle piante, ovvero è una sostanza di riserva costituita da un polimero dello zucchero (in pratica tante molecole di glucosio una accanto all’altra, fino a costituire una lunga catena). Perché le scorte di glicogeno siano al massimo, la nostra alimentazione nel giorno precedente la gara, deve essere sufficientemente ricca di carboidrati. Se non lo è a sufficienza, vi è il rischio che le scorte siano dimezzate o ridotte, con il rischio di subire la crisi molto prima del km 35.
Il giorno prima della gara, dunque, la nostra preferenza dovrà essere rivolta prevalentemente a pane, pasta, riso, biscotti, torte, gelati, patate. Questi cibi satureranno i nostri serbatoi di carboidrati, consentendoci di arrivare alla partenza della maratona, con la capacità potenziale di fornire tutte le nostre 1960 kcal (se pesiamo 70 kg).
Assumerne di più, e gonfiarsi di carboidrati (o peggio effettuare la cosiddetta dieta dissociata), serve a ben poco. L’eccesso di carboidrati infatti, per non alterare la glicemia, viene tempestivamente rimosso dal sangue grazie all’insulina, e va a costituire scorta di grasso, del tutto inutile ai nostri fini (anzi dannosa, in quanto aumentando il nostro peso complessivo, ci farà consumere più calorie per km).
Al mattino dovremo invece privilegiare la leggerezza, al fine di non appesantirci con la digestione durante la gara, o nel freddo delle griglie di partenza. Un tè o caffè con qualche fetta biscottata al miele o alla marmellata, assunti qualche ora prima della gara, saranno perfetti, e ricostruiranno quel poco di glicogeno che è andato consumato durante la notte.
Durante la gara, invece, io consiglio di non assumere nulla, in quanto i rischi sono maggiori dei benefici.
Un bicchierino di bevanda zuccherata ai vari ristori, è il massimo che ci si posa concedere. Il corpo riesce infatti ad assorbire nel tratto intestinale (già provato dall’intensità della corsa) solo bevande con una piccola percentuale di zuccheri (fino al 5%). Tali bevande possono poi provocare rigurgiti, vanno bevute in corsa, e generano il cosiddetto “furto di sangue”, dovuto ai fenomeni digestivi che sottraggono sangue alla periferia (i muscoli) per fornirlo agli organi della digestione
In ogni caso, nella migliore delle ipotesi, i bicchierini forniscono (nell’ipotesi di 7 ristori, con bicchierini da 50 cc al 5%) circa 17,5 g di zuccheri. I quali, trasformati in energia, producono circa 70 kcal, che consentono al nostro atleta di correre circa un km in più senza andare in crisi.
Dunque inutile contare su questo genere di supporto: molto meglio invece bere l’intero bicchiere di acqua pura, sapendo che comunque il nostro organismo patirà un certo consumo d’acqua. La digestione non verrà quindi toccata.
Alla fine della gara (o anche se dovessimo fermarci perché siamo andati in crisi), è indispensabile invece ripristinare le scorte di glicogeno esaurite con molta tempestività. Dunque appena siete in grado nuovamente di intendere e di volere, dirigetevi verso il tavolo del ristoro, e servitevi di tè caldo, o di qualunque altra bevanda zuccherina disponibile.
Raccomando anche, a chi leggerà queste righe mesi prima della partenza, di controllare con attenzione il proprio peso. Un atleta in sovrappeso avrà sicuramente difficoltà a completare la maratona, e il dimagrimento non può essere innescato in pochi giorni.Teniamo presente che un ottimo indice di massa corporea (IMC = peso in kg diviso quadrato dell’altezza in m) può essere di 22 per gli uomini o di 20 per le donne. Un’ottima massa grassa può essere del 12% per gli uomini e del 20% per le donne.
Un grave sovrappeso può comportare infortuni agli arti inferiori e alle articolazioni. Un alto rischio di malattie cardiovascolari e, infine, uno zaino da portarsi dietro in maratona, del tutto inutile. Sarà una stupenda avventura: vediamo di godercela nel modo migliore. Preparandoci adeguatamente...

Mente, corpo e maratona

Accorgimenti utili per lavorare con corpo e mente durante la maratona Abbiamo parlato in precedenza dell’importanza di economizzare il più possibile le proprie energie, se si vuole arrivare in fondo alla maratona. Le normali dotazioni di carboidrati di cui disponiamo non ci permettono infatti di finirla tutta. Per arrivare in fondo ci servono un certo numero di calorie provenienti dai grassi.
Il corpo però non cede volentieri le sue scorte di grasso (che dal punto di vista strettamente calorico ci permetterebbero di correre per parecchie ore). Innanzitutto proprio perché il nostro grasso ha il significato biologico di scorta di sicurezza, e in secondo luogo perché l’utilizzo dei grassi a fini energetici comporta una resa inferiore rispetto agli zuccheri (e inoltre lascia residui di tipo chetonico, che il corpo interpreta come sostanze tossiche). Ecco perché quando le scorte di glicogeno finiscono, si entra in crisi: perché il corpo si trova improvvisamente a dover fare doppia fatica per estrarre la stessa energia dai grassi.
Per attivare il consumo di grassi in parallelo agli zuccheri, fin dal primo metro (il modo migliore per arrivare in fondo senza crisi), è necessario lavorare sulla propria potenza lipidica, cioè svolgere quegli allenamenti (fondi medi, progressivi, ritmi gara, corse a tappe, bigiornalieri) che – attraverso la corsa in carenza di glicogeno – stimolino l’organismo ad attivare anche questo secondo “serbatoio”.E’ un po’ come un’auto che abbia il motore in grado di operare a benzina e a metano. Magari il metano non garantirà le stesse prestazioni della benzina, ma se il serbatoio della benzina fosse troppo piccolo per arrivare a destinazione, benedetto il metano! Il nostro organismo inoltre ha anche il limite di non poter viaggiare SOLO a metano (ovvero solo con i grassi).
Per utilizzare i grassi, infatti, devono esservi ancora zuccheri (benzina) disponibili. Se no la macchina si ferma (o peggio, mangia i propri muscoli provocando danni interni e possibili infortuni post gara).
L’unica via è dunque quella di educare il corpo a usare una miscela grassi/zuccheri fin dall’inizio.
Il corpo tende a fare uso di zuccheri in condizioni di sforzo impegnativo, e a fare uso di “miscela” quando invece lo sforzo è blando. Se stiamo passeggiando in un parco, o correndo molto piano, il nostro organismo utilizzerà una frazione consistente di grassi. Via via che aumentiamo il ritmo, e ci affatichiamo, il corpo tenderà a spostare il consumo tutto sugli zuccheri (più efficienti). Alla velocità di soglia anaerobica, il consumo sarà quasi al 100% di zuccheri.In maratona, dunque, dovremo correre ad un ritmo che ci consenta di consumare una miscela contenente almeno un 20-30% di grassi. Per tutta la gara.
Al di là degli allenamenti specifici, il nostro atteggiamento mentale può molto influenzare questo consumo. La nostra mente, infatti, può indurre stress e tensione sul nostro organismo, che anche a ritmi non velocissimi, potrebbe essere indotto a consumare solo zuccheri. Quando siamo stressati, infatti, la nostra configurazione ormonale interna (secondo l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene) si concentra sull’utilizzo immediato dell’energia per una tipica reazione di lotta o fuga. Tale configurazione ormonale spinge l’utilizzo quasi esclusivo dei carboidrati come fonte energetica, impedendo un consumo regolare e costante delle riserve di grassi.
Per contrastare questa tendenza è necessario correre rilassati e sereni. Correre zen. Senza la preoccupazione del cronometro, del cardiofrequenzimetro, dell’amico che vi sorpassa o che dovete raggiungere.
Occorre pensare alla gara come un’occasione di rilassamento e divertimento. Non avete scelta: o fate così, o dopo 35 km avrete finito il carburante, e vi trascinerete penosamente all’arrivo.Non crediate di avere questo problema perché andate piano o siete poco allenati. Il problema riguarda tutti: dai top runner al più lento degli amatori.
Non basta più allenare il proprio fisico per arrivare bene in fondo a una maratona: serve anche lavorare sui propri atteggiamenti mentali. Perché corpo e mente sono una sola cosa.
Quanto si fa su un piano, si riflette sull’altro, e viceversa.

Chi lo ignora, pagherà pegno...

venerdì 24 ottobre 2008

PERCORSO NEW YORK CITY MARATHON

Penso che la trasferta a NEW YORK per la maratona sarà un’esperienza indimenticabile, fatta di tante cose inevitabilmente correlate al mondo della corsa.

A questo viaggio ci sono arrivato con molto entusiasmo, sicuramente trascinato da un gruppo fortissimo.



--------BOB ----------------SNUCITI-------------RICHARD---------- SMERDIN----


IL MAGNIFICO---------PAGNOCCA----------- MEC---------------IL DISCRETO

Dopo la MARATONA DEL GARDA e quella di VENEZIA di domenica prossima, finalmente la partenza per la GRANDE MELA a sole 90 ore da quest’ultima competizione.
Denis


mercoledì 22 ottobre 2008

I PRINCIPALI AVVERSARI DEI TROP RUNNERS POLESANI


ING New York City Marathon 2008
Finalmente è arrivato, ora nelle mie fantasie di corsa, che mi vedono impegnato nella Grande Mela in uno sprint finale per la vittoria con i più quotati Paul Tergat, Hendrick Ramaala e Wilfred Kigen, posso già immaginarmi con il mio pettorale tanto atteso. New York sta quindi entrando nel vivo, infatti proprio oggi, via posta è arrivata una busta da parte del New York Road Runners contenente la “ Registration Card” nella quale mi viene notificato, oltre al numero di pettorale “16764”, il numero di wave start, il colore del pettorale, l’ora della partenza e il mio chip number CG89347.
La wave start, è l’onda di partenza di cui ogni atleta prenderà parte. Lo scopo è quello di rendere il via meno congestionato, visto l’enorme numero di partecipanti, i concorrenti vengono suddivisi in tre partenze separate di 20 minuti l’una dall’altra.A me è toccata la numero 1, con partenza alle 9.40, partirò assieme ai top runners (tra l'altro io e lo Smerd partiamo insieme) ma, avendo il pettorale verde, il mio punto di partenza sarà diverso rispetto a quello dei favoriti i quali hanno invece il pettorale blu. Direi che questo frustra le mie ambizioni di vittoria…






lunedì 20 ottobre 2008

MADAME MARATONA



di Denis
Nome: Maratona
Nata: anticamente
Cittadinanza: tutto il mondo
Misure: km 42.195
Segni particolari: bellissima




Come un’affascinante signora,
la si attende ora per ora.

Lei è lì, in tutte le parti del mondo,
sempre si sente il sapore della sfida in sottofondo.

Ti trasporta in un mare d’asfalto e chi l’onda sa cavalcare,
sa che in alto lo può portare.

In questo mare ti trovi solo a navigare e guai a perdere la rotta,
altrimenti sai che gran botta.

Non fissa orizzonti e tanto meno ascolta lamenti,
questo lo lascia solo ai più lenti.

Testa, cuore e gambe devono essere ben sincronizzati,
solo così si può essere aiutati.

Non c’è età per innamorarsi,
i tempi possono essere lunghi, ma mai sottrarsi.

Lungo è il periodo del corteggiamento,
un vero e proprio allenamento.

Guai a bruciare le tappe,
si rischia di rimanere delle schiappe.


E’ come un corso di studio: può sembrare inarrivabile,
ma non un sogno intramontabile.

Maratona significa una sfida con te stesso,
ammesso che ti sia concesso.

Affronta i tuoi limiti per ore ed ore
e solo così ti sentirai il vero vincitore!

IL MIO INIZIO

Il mio inizio: chi l'avrebbe detto !!!

Sono un podista amatoriale di 44 anni, arrivato come tanti alla corsa per cercare di smaltire qualche chiletto e con il senso di colpa di essere una buona forchetta.
Quindi cosa di più semplice che provare il principe degli sport “semplici ed economici”(almeno così credevo all’inizio) ? ??

Allora: mi bastano un paio di scarpette, una maglietta da consumare e un paio di pantaloncini. Bene, si parte. Alla faccia dello sport semplice! Non pensavo che fare 3-4 km fosse così difficile.

Trafelato, macero di sudore, dolori vari e acido lattico in quantità industriali, mi fanno capire che forse avevo dato un giudizio affrettato: “semplice”? Forse non così tanto.
Insomma forse mi ero sbagliato, forse non era lo sport che faceva per me, però... però c’era qualcosa che non mi tornava.
Cosa mancava alla Corte (dei miei pochi neuroni) per condannare definitivamente la corsa?
Cerca e ricerca ecco il tassello mancante.
Mi stavo sentendo bene, un bene strano da descrivere, un bene fisico che andava oltre i vari dolorini accusati, un bene mentale che sempre di più mi invogliava alla corsa, insomma il tutto andava nuovamente rimesso in discussione e haimé, il verdetto fu velocemente ribaltato. Non sto a raccontarvi tutti i passaggi trascorsi tra quella prima corsetta e i giorni nostri. Non sono passati tanti mesi in fondo, però grazie al verdetto ribaltato sono riuscito a conoscere un popolo in marcia (nel vero senso della parola), a seminare qualcosa, a perdere qualche chiletto (non tanti), a correre una maratona con l’obiettivo di correrne altre, con un benessere psicofisico che aiuta anche a maturare decisioni importanti o a compiere gesti con estrema naturalezza, con giovamenti che si ripercuotono su tutte le persone che ti stanno intorno.
Insomma, la corsa non è sicuramente lo Spirito Santo però fa tanto, tanto bene!

sabato 18 ottobre 2008

TROP RUNNERS A NEW YORK



I “Trop runners” polesani alla N.Y.C.M. 2008

Le indiscrezioni polesane trapelate nei giorni scorsi trovano conferma ufficiale.
Con un comunicato, emesso questa mattina, l’organizzazione della Maratona di New York ha formalmente informato che i 7 trop runners: Smerdin, Snuciti, Richard, Bob, Mec, Pagnocca, ed il Magnifico saranno al via nella prossima maratona della Grande Mela il 2 novembre 2008.
Non ci sono cifre ufficiali sull’ingaggio che i maratoneti hanno ottenuto, ma considerato che i fantastici podisti erano corteggiati da mezzo mondo, in particolare: Richard (Denis Laurenti) ed il Magnifico (Renzo Sarti), alcune voci parlano di un milione di euro per la loro partecipazione. Si tratta senza dubbio di una cifra considerevole !!!

Sembra che addirittura il Presidente Bush, in considerazione dell’attuale crollo economico americano si sia mosso facendo rientrare, con un vero colpo a sorpresa, la garanzia dell’ingaggio nell’ambito delle misure prese per garantire i depositi bancari.
All’eco della notizia, nell’ambiente podistico sembra ci siano state già alcune importanti reazioni.
Il Trop runner “Bob” sembra abbia preteso un ingaggio favoloso dalla maratona di Berlino 2009 (e molto probabilmente lo otterrà), il super atleta Portovirese, con i suoi 95 kg, ha garantito di sperimentare in gara il nuovo metodo “Smagro” con tempi da record ( 5-6 ore).
Al momento, comunque, ribadiamo la sola notizia certa, Smerdin, Snuciti, Richard, Bob, Mec, Pagnocca, ed il Magnifico sono ufficialmente iscritti alla 39^ edizione della NEW YORK CITY MARATHON 2008 !


Video e foto N.Y.C.M.

martedì 14 ottobre 2008

Stravolto e demotivato...



Stravolto e demotivato
Che fare ???
Sabato con i miei run4funner (Bob e Snu), sono tornato a fare il lungo di fine settimana.
Dato che, come sempre, le cose semplici non mi piacciono mi sono buttato su una presunta distanza di 30 km, a due settimane dalla Venice Marathon e a tre dall’ ING New York City Marathon 2008.


L’obiettivo era mettere km sulle gambe, valutare lo stato di forma e la reazione che potevo avere.
L’unica cosa positiva dell’uscita è quella di esser riuscito a fare effettivamente 15 km.

Sul come, meglio stendere un velo pietoso.
Passaggio ai 10 km in oltre 55 minuti, tempo sui 15 km in 1 ora, 28 minuti e altri secondi,
per un tempo totale sui 25 km di 3 ore e 13 (praticamente una camminata).
Sebbene lentissimo, non sono riuscito a terminare la distanza prevista.
Ho lasciato il percorso demotivato e stravolto.
Le gambe sono di legno… una sensazione che provo solo alla fine di una maratona.
Quindi, stringendo, l’ottima forma che avevo la settimana scorsa se ne è completamente andata ? Speriamo di no !!! Bruta impestà… per non dire qualcos’altro!
Ma, come dicevo all’inizio, mi piacciono le sfide e non le cose semplici.
Affrontare tre maratone in un mese (Garda-Venezia-New York) è
comunque da pazzi.
Abbassare il 3:34 oggi, pensando alla fatica tremenda di sabato, mi appare un miraggio.
Ho deciso comunque di andare alla ricerca del miraggio…
Io ci provo
...

venerdì 10 ottobre 2008

Il gioco si fa duro !

Il gioco si fa duro!
Mi volto indietro ancora una volta ed ecco che la scritta “Traguardo” sfuma leggera ed al suo posto si ricompone la parola “Partenza”: bando alle ciance, si ricomincia, fermiamo i bagordi ed i festeggiamenti pro maratona e torniamo a pensare a Venezia.
Ecco, appunto, Venezia.
Avendo seguito il cuore e non la testa, ho convertito il Lungo di domenica 28 Settembre, da 32 Km in una maratona da 42,195 km, ed ora cosa faccio?
Mi rivolgo agli esperti e a chiunque abbia voglia di dare il suo contributo, per capire se e come modificare il mio piano di allenamento per queste ultime 2 settimane e mezzo, per riassorbire lo sforzo di Garda e vedere di portare a casa anche la maratona lagunare.
Vi riporto il mio piano di allenamento previsto per questa settimana, continuando come da programma di allenamento, con qualcosa di eventualmente più impegnativo domenica.

Settimana del 6 ottobre:

Luned’ riposo – martedì ripetute 10x 400 a 3,50” al Km + Rec 400 mt – mercoledì riposo –
giovedì CL 13-14km a 5’ – venerdì riposo – sabato bici 30 km – domenica LL 32 Km a 5,19 al km



Settimana del 13 ottobre:

Luned’ riposo – martedì ripetute 5x 1000 a 3,50” al Km + Rec 400 mt – mercoledì riposo –
giovedì CM 10km a 4,45” al km – venerdì riposo – sabato bici 30 km – domenica 16 Km a 5’ al km.
Settimana del 20 ottobre:
Luned’ riposo – martedì ripetute 6x 400 a 3,50” al Km + Rec 400 mt – mercoledì riposo –
giovedì CL 5 km a 5’ – venerdì riposo – sabato bici 30 km – domenica Venice Marathon

Come lo dovrei modificare? Tenete presente che:
1) Obiettivo primario è arrivare bene in fondo a Venezia sulle mie gambe, di corsa e non trascinandomi penosamente verso l’arrivo
2) Non ho velleità di fare un tempone, certo non mi dispiacerebbe rosicchiare qualcosa dal mio 3h 34’ 02 di Treviso (e qui la strategia per me è chiarissima, mi attacco ai pacemaker delle 3h 30’ e cerco di correre con loro il più possibile, con la regolarità che a Garda è mancata)
3) In pratica ad oggi ho nelle gambe 4 lunghi da 28 Km, due da 32 e la maratona Gardesana.