sabato 19 dicembre 2009

2010

2010
.....dopo un 2009 veramente di merda ci si prepara per un 2010. Stress, paranoie, casini non ci sono. Con la testa sono libero.
Tempo e voglia di correre ci sono.
All'appello mancano solo 6-7 kg da perdere ed eliminare definitivamente una maledetta pubalgia che da quasi un anno mi perseguita.
Spero di farmi vedere in questo 2010 in crescita, in miglioramento e a livelli simili di quelli già raggiunti nell'ormai lontano 2007.
Sarà una cosa lenta ma piano piano devo ritornare. Devo ritornare ad alzarmi alla domenica mattina, presentarmi allo start tranquillo perchè cosciente di poter far in ogni caso una bella gara.
2010 che mi vedrà di nuovo con la maglitta del G.P. AVIS di Taglio di PO almeno/ancora per tutto il prossimo anno, poi si vedrà!!!

giovedì 29 ottobre 2009

2° Runner’s day – Cavarzere (VE)





















2° Runner’s day – Cavarzere (VE)
(di Denis Laurenti)









Domenica 18 ottobre 2009.
Per molti, la domenica mattina è l'unica occasione per alzarsi un po' più tardi del solito e recuperare le fatiche della settimana, invece per me, podista serio (sehhhhh), la solita sveglia di buon ora per essere pronto ad affrontare la corsa domenicale nonostante un forte dolore che parte dalla schiena per entrare nella profondità del gluteo, per poi raggiungere la sua massima espressione sotto il testicolo destro, tanto che per scendere dal letto ho dovuto rotolare lungo il materasso in quanto quel terribile dolore mi impedisce di piegarmi!!!! Per non parlare della tazza del cazzo, sedermi è stata quasi un'impresa! Quindi anche questa volta, l’ho fatta bella grossa!!! Non la cacca...ma la cazzata di voler correre il 2° Runner’s day di Cavarzere (VE) in memoria di Giampietro Banzato: vigile del fuoco, podista e massaggiatore.
Anche se entrato in pieno tunnel depressivo, da runner cocciuto, decido di correre malgrado i cori di “no” di chi la sa lunga e mi invita a fermami, in quanto il forte dolore e lo scarso allenamento non lasciavano presagire nulla di buono.
Ma a volte, speri, succeda anche quello che non ti aspetti, il miracolo: l’orizzonte che, improvvisamente, si apre all’azzurro ed una pubalgia che ti da tregua in una bella corsa progressiva…. Quando maiiiiiiiiiiiiiii
Ore 8,50 arrivo nel luogo di ritrovo con moglie e figlio e noto, come sempre, le solite facce della domenica; non manca proprio nessuno....anzi si… lo Smerd :-)
Incontro anche Enrico...proprio con lui faccio cinque minuti di riscaldamento...la schiena punzecchia ma da calda sembra non dare fastidio!!! Per le gambe invece me ne accorgo subito che non sono reattive, sono legnose e faccio fatica ad alzarle. Alle 9,50 un via improvviso con un ritardo di 20’ coglie impreparati più di duecento podisti.
Partiti!
Io sono intruppato dietro al gruppo con Michele e mentre armeggio sul GPS da polso faccio partire, prima ancora delle gambe, il tempo.
La gara non è lunga, è prevista una distanza su un circuito cittadino di 12 km in tre 3 giri, il percorso non è durissimo: dovrei farcela a chiudere in meno di cinquantacinque minuti, cinquantasette, al massimo.
La prima curva è secca, a gomito, un incrocio di strade nel centro con una aiuola con tanto di podio per i vincitori.
Rallentiamo tutti, e il gruppo si serra sotto, un ammasso di gomiti, gambe e leggeri spintoni.
In fondo alla strada tutto il gruppo svolta ancora a sinistra, un’altra curva secca.
Il respiro è ancora leggero: è vero che ho fatto solo i primi quattrocento metri e la corsa è ancora lunga e che probabilmente, come sempre, ci sarà lo scoppio…
Sono con Michele e Luisa (la mia pace maker) ed abbiamo percorso solo un km: siamo esattamente a un dodicesimo di gara.
Si sta alzando un po’ di vento e immagino che andando avanti sarà dura. A fatica mantengo il passo della mia pace maker e più di così proprio non ce la faccio a tirare, già comincio a respirare affannosamente a bocca aperta .
Devo cercare di restare calmo, devo andare avanti col mio ritmo senza forzare, almeno fino al secondo giro (8°km), altrimenti rompo, e addio corsa. Per distrarmi penso al tracciato della precedente edizione il percorso era diverso e si snodava in un circuito rettangolare con partenza ed arrivo davanti alla chiesa.
Attorno ai pochi “podisti” si assiepano i pochi “spettatori”, gente del paese…
Transito con Luisa e Michele sulla linea del traguardo del 2° giro: la folla, mia moglie e mio figlio urlanti, riescono a darmi solo la misura esatta di quello che mi manca: un altro giro da fare. Quattromila metri esatti: ce la farò a correrli tutti?
Ora sono al terzo giro, e con la testa, cerco di affrontare gli ultimi km.
Ma ecco la difficoltà annunciata: con le gambe, faccio quello che posso, sono lento, lento e pesante.
Da qui, reagisco come un cavallo reticente di fronte ad un ostacolo! Ed ecco come da copione la mia disfatta, inizio a camminare… Sento qualcuno che, vedendomi grida: “ma chi te lo fa fare?”
Nessuno me lo fa fare, nessuno, non mi importa di vincere, e adesso nemmeno di correre, mi basta esserci, ogni mia scelta è sempre stata una scelta per “l’essere”.
La verità è che mi sto trascinando dietro tutto, in questa follia lunga dodici chilometri, e tutto quanto addosso: i chili di troppo gli allenamenti mancati e le promesse mai mantenute, e adesso anche la pubalgia inizia a farmi un male cane e cercare di terminare la corsa è una tortura anche se al dolore oramai mi ci sono abituato e benchè senta il mio corpo come fosse un unico blocco di marmo, è certo che come sempre taglierò il traguardo!!
Mi sorpassano (in ordine d’apparizione): donne (incarognite), e vecchi (ottantenni).
All’arrivo, il grosso del pubblico ha già tolto le tende dato che i primi podisti hanno tagliato il traguardo da più di quindici minuti. Niente applausi se non quelli degli amici più cari , né interviste per chi arriva tra gli ultimi. Se così è, la corsa è finita.
Ancora ansimante vedo Enrico, che dopo la Deejay ten di Milano, continua a sfilarmi davanti migliorando di gara in gara e mi chiedo come cazzo sia possibile che uno che non ha mai corso, si alleni qualche mese fino a dimagrire di 10 kg e poi mi dia la paga???
Forse dovrei prenderla come tecnica di allenamento: per un anno mi strafogo, mangio e bevo a garganella, divento 100 kg, poi inizio a correre per rimettermi in forma... vuoi vedere che e' la volta buona che miglioro i miei tempi;-)?
Ho concluso questi 12 km a 4,45”.





Ora, mentre sto scrivendo lamentoso, la mia schiena mi fa un male boiaaaaaaaa!!!!!
E pensare che l’infiammazione era in via di guarigione ed ora, per non stare fermo un’altra settimana, è peggio di prima, ho malissimo e di sicuro salterò un mese di corse...e mi sa anche due! Che palleeeeee... uffffffffffffffffff.









venerdì 2 ottobre 2009

3a LAKE MARATHON DA FREELANCE

3a LAKE MARATHON DA FREELANCE di Denis Laurenti
Spinto dalla stanchezza dovuta ad un anno podistico intenso (5 maratone), per la prima volta da quando corro, ho deciso di partecipare alla Maratona del Garda dalla prospettiva del giornalista freelance.
Ho fatto tutto come se dovessi partecipare a pieno titolo: sveglia abbastanza presto, preparazione dello zainetto e scarpe e poi via con Michele verso il battello per Limone; mancava solo la canotta da gara appositamente lasciata nel cassetto per evitare di cedere alla tentazione di partecipare all’ultimo momento.
Ho portato, invece, la mia macchina fotografica per cercare di immortalare qualche immagine in movimento, qualche volto, qualche bella istantanea dello scenario unico del lago di Garda, qualche impressione prima della partenza che per molti diciamo così “ novizi”, corrispondeva al grande giorno. Nessun rammarico dunque per la scelta fatta.
Il ritrovo al Palacongressi di Limone (Expò Maratona) con gli amici, è come quello di tutte le altre gare: festoso ed allegro. Ritiro il pass da cronista ed il pacco gara dello “Snuppo” Davide infortunato, immaginando il suo forte sentimento di rimpianto per non essere con noi. Scambio qualche commento e, rilassato nel mio ruolo di fotografo, riesco a sentire nei debuttanti una tensione quasi palpabile.

Mi ritrovo quindi il mattino seguente a pochi passi dalla linea di partenza pronto a provare l’emozione di una maratona vista da fuori . In questa situazione, il passaggio degli atleti è come un’onda che cresce piano in un mare calmo per poi svanire e tornare alla calma piatta una volta finito il lungo serpentone.

Con il mio partner Michele, riesco ad immortalare il gruppo di testa, fatto da atleti fortissimi. Il loro ritmo è indescrivibile! Poi, dopo di loro, arrivano gli amatori forti: quelli a cui manca davvero poco per essere campioni. Di li a poco è la volta del gruppone che punta ad un risultato finale che va dalle 3h.30’ in poi; i miei amici Angelo, Rece, Smerd e Ugo sono qui ! Sono loro che riempiono le strade con i colori delle diverse società di appartenenza. Sono quelli che in sostanza fanno bella e grande la manifestazione. Ognuno con il proprio ritmo, ognuno con il proprio personale stile di corsa. Non mancano gli stravaganti, gli esagerati e gli esaltati. Sono tanti, un flusso quasi continuo di oltre 1500 persone (le classifiche ufficiali parlano di 2200 iscritti e 1500 arrivati).
La giornata è stupenda e si presta perfettamente per il mio reportage. Scorro con la mia city bike per il lungo serpentone di podisti, con soste obbligate sui punti salienti del percorso di gara. Il Lago di Garda oltre che ad essere bello è anche veramente grande e così in corrispondenza delle leggere salite dove tutti rallentano un po’, ho la possibilità di utilizzare al meglio (si fa per dire) la mia macchina fotografica per immortalare gli atleti di testa.

Guardando i miei amici faticare nell’ultima salita mi rendo conto di quanta forza abbiano nelle gambe, nel cuore e nell’animo; forza da invidiare e da prendere ad esempio per i nostri banali momenti di sconforto.
















Ultimo km: pedalata finale verso il traguardo per immortalare la loro straordinaria impresa . A seguire ecco gli altri podisti del grande gruppo variopinto. Chi cade e si rialza, chi rallenta vistosamente e poi si riprende, chi soffre ma va avanti con tenacia, chi ci saluta con un sorriso, chi ci manda un bacio di gioia.
Mentre li vedo arrivare uno ad uno, mi tornano in mente le mie sensazioni delle passate maratone e riesco ad immaginare i pensieri di quelli che stanno vivendo l’esperienza per la prima volta. Fatica e gioia, sudore e lacrime si mischiano nel turbinio degli ultimi 400 metri di uno scenario unico al mondo.
Forza ragazzi, anche questa è fatta è tempo di goderci il meritato riposo e pensare a come preparare la prossima.

giovedì 10 settembre 2009

8a edizione STRAESTE (di Denis Laurenti)



Grande partecipazione all’ottava edizione della “STRAESTE” disputatasi sabato sera nella città di Este (PD) forse perché i podisti, immersi ormai da tempo nella calura estiva, hanno trovato un po' di sollievo grazie alla perturbazione prevista per il fine settimana che ha rinfrescato, non di poco, le afose notti d’agosto.
Buona organizzazione, bella gara e bel percorso cittadino di 3400 metri da percorrere 2 volte.
Vista la settimana travagliata ero decisamente svogliato, tanto che fin dall'inizio ho deciso di prendere questa stracittadina come un allenamento. Già a pranzo non mi sono tirato indietro di fronte a due bicchieri di vino e li ho giustificati dicendo: “non saranno mica due bicchieri di vino a fare la differenza!”
Come sempre in ritardo, arrivo in Piazza Maggiore ad Este alle 18,25 giusto per l’ iscrizione (la partenza della minipodistica era alle 18,30). Mi sarebbe piaciuto fare tutto con calma, aspettare la partenza con le mie solite battute o conoscere nuovi runners, vedere quei movimenti frenetici che precedono le gare: chi si riscalda, chi è agitato, chi è calmo (tutto questo sabato sera mi è mancato).
Ore 18,40, parte la minipodistica rivolta ai giovani con età dai 6 ai 17 anni divisa in 3 categorie!
Per la podistica sono ammesse due categorie: adulti fra i 17 e i 50 anni e quindi veterani per gli over 50. Ancora per poco ma faccio ancora parte degli adulti.
La mini e' sempre molto simpatica, abbiamo assistito alla solita partenza a razzo con tanto di caduta dei primi e fortunatamente evitata da mio figlio Pietro, che in quel di Este rappresentava la bandiera del G.P. AVIS Taglio di Po, salirà meritatamente al 2° gradino del podio…Bravo!
Ore 19,40. Partenza adulti!
In sottofondo la solita voce dello speaker Mario Brusco.
E’ stato dato il via alla gara con un leggero ritardo (gestire il traffico è sempre molto difficile). Attorno a me scorgo solo top runners, capisco che per questi correre sotto ai 4’ al km e' una passeggiata e mi rassegno a competere con i (pochi) mie pari!
Ultimamente mi sto allenando davvero poco ed ho voluto approfittare di questa gara per far girare un po' le gambe.
L'intenzione iniziale era quella di correre attorno ai 4'40" al km. Al contrario della solita partenza a razzo che mi porta poi a scoppiare nel giro di qualche chilometro, inizio con un'andatura blanda, cercando di imbrigliare il mio spirito (poco, per ora...) competitivo, facendo attenzione a non farmi trascinare dalla foga agonistica tipica di ogni partenza. Sempre con l'occhio vigile sul display del satellitare, mantengo l'andatura media fissa a 4'30" al km.
Fra le donne c'è la bionda SIMONETTA! Ormai la vedo dappertutto!! Mi unisco a lei con una corsa sciolta, la respirazione è regolare e non mi sento particolarmente in affanno (non era mai successo).
Alcuni giovani attorno a noi sono cotti. Respirano a fatica e sembrano dei fumatori asmatici.
Ultimo km, io, Simonetta e un altro podista sprintiamo. L’idea era di proporre un arrivo mano nella mano, pensiero che ho subito abbandonato!
Arrivo al gonfiabile fra le incitazioni di mio figlio, insieme tagliamo il traguardo con un salto all'1, 2 e 3! Uno spettacolo!!
Ancora ansimante mi guardo l’arrivo di Dario, classe 1929, mentre controllo incredulo la mia media finale di 4’29” al Km.
Nonostante i problemi fisici non accennino a darmi tregua e non riesca ad allenarmi con regolarità, posso dire che questa gara ha risvegliato i miei buoni propositi.
Anche se so di non aver mai ottenuto risultati apprezzabili o quantomeno al di fuori della “normalità” per un podista amatoriale, i traguardi “simbolici” che ad ogni gara raggiungo, sono frutto di sacrificio; a ben vedere per questo, la corsa può essere considerata una perfetta metafora della vita.

giovedì 23 luglio 2009

36a STRASOLESINO


di Denis Laurenti

Nel mese di luglio si entra nel vivo delle competizioni serali, a volte accompagnate da una festa di paese con tanto di musica e spettacoli o, più spesso, da una cena per i partecipanti.

La bella stagione invoglia la gente a ritrovarsi la sera dopo l'attività lavorativa per rilassare la mente e fare qualcosa di diverso. Da questo punto di vista la corsa è uno dei tanti pretesti per incontrarsi e stare insieme. Sabato ho partecipato alla corsa serale di Solesino, comune del padovano. Partendo da Porto Viro c'è un po' di strada da fare e da solo probabilmente non avrei avuto voglia di andarci. Così d'accordo con il cugino Snu, alle 18 in punto, parto per la Strasolesino, arrivata ormai alla sua trentaseiesima edizione. Anche quest'anno la stracittadina ha fatto il pienone ed un nuovo record di partecipanti (oltre 400 al via ), confermando di essere una gara podistica molto apprezzata. La giornata torrida e afosa del venerdì precedente mi aveva fatto temere una catastrofe, visto che avremmo corso alle sette e mezzo del pomeriggio, ma quel giorno, all’improvviso, il clima è cambiato e da umido si è trasformato in secco e ventilato, oltre che decisamente più fresco, allietando non di poco la fatica dei partecipanti; anche il clima trovato al punto gara non ha tradito le aspettative: “tanta” organizzazione per “tanta” manifestazione. Rispetto alle precedenti edizioni, il percorso non ha subito modifiche, eccezion fatta per l’arrivo, non più all’interno dello stadio comunale. Tante donne , tanti uomini, alcuni di valore, altri un po’ meno e poi i restanti, ma tutti, me compreso, desiderosi di percorrere al più presto possibile quei 8300 metri. Al via, il nostro gruppo è numeroso, quasi pressato, tutti con il dito puntato sul cronometro; bombardati dal microfono del mitico speaker ‘Mario Brusco”, solerte come sempre nel citare nomi, dati, tempi, numeri, caricandoci di un’ansia irrefrenabile.

Finalmente lo sparo e via…ognuno di noi solo con le proprie forze verso l’ennesima sfida, pronti a stilare un preventivo già dopo i primi chilometri, con la mente in cerca di motivazioni forti, per addolcire una fatica non sempre gestibile (quasi mai per il sottoscritto :-).

La mia gara

Dopo la pigrizia delle scorse settimane ed i miei allenamenti incostanti, i risultati si sono visti, o meglio non si sono visti affatto!! :-) Solo negli ultimi giorni, ho visto cenni di timida ripresa, il sabato prima avevo partecipato alla “9a notturna della magnolia” di Tribano, giusto per vedere se ero ancora in grado di fare una corsa senza fermarmi. Alla partenza corro insieme a Michele attorno ai 4,30” al km. Poi, dal ristoro del 5° km, in maniera progressiva, perdo velocità, tanto che la mia media finale sarà di 4'37". Speravo di tenere i 4'30" al km , dicendo a me stesso, otto chilometri e trecento metri si concludono subito, ma dopo il primo giro (4km) ho fatto presto a cambiare idea. Meno male che nel tremila finale, il veterano Valeriano Cassetta (podisti Adria) mi ha fatto da lepre e sono riuscito così a rosicchiare qualche secondo al passo medio. Mentre correvo mi rendevo conto che non era tanto il fiato a mancarmi quanto l'azione delle gambe. Sono sicuro, però, che con un po' di impegno e buona volontà nelle prossime settimane sarò in grado di recuperare la forma perduta... :-) Sicuramente meglio è andato lo Smerd, di cui ho perso le tracce poco dopo la partenza.

Benissimo anche lo Snu, che decisamente in forma, oggi mi ha rifilato ben tre minuti!! Uffa… Devo quindi decidermi a tornare a metterci un po’ più di impegno negli allenamenti, altrimenti sarò destinato ad arrivare (come dice il Bob) ancora una volta l’ultimo del gruppo. E dovrei cercare anche di utilizzare in maniera un po' più costruttiva il cronometro, senza dipendere continuamente dalle sue indicazioni. Per tutta la gara, infatti, ho tenuto d'occhio il satellitare da polso, innervosendomi probabilmente più del dovuto. In pratica ogni centinaio di metri (o meno) controllavo i riferimenti della mia corsa. Chiudo gli 8300 metri del tracciato in 38'08". Sapevo di essere fuori forma e quindi non mi lamento affatto del risultato, considerando anche tutte le curve affrontate. Peraltro, la sensazione di benessere fisico provata negli istanti prima della partenza mi ha accompagnato anche in gara, permettendomi di tollerare meglio la fatica. Dopo aver ritirato la maglietta, che costituiva il pacco gara, ho avuto modo di scambiare due battute (anche 4) con i miei amici podisti, sempre molto simpatici. Con i capelli ancora gocciolanti, appiccicati sulla fronte e la tipica andatura un po’ claudicante del dopo gara, torno alla macchina dicendo a me stesso “e anche questa è fatta”. Per la cronaca, la gara è stata vinta dal marocchino MOKRAJ LACHEN che nel km finale è riuscito a staccare EL BARHOUMI TAOUFIQUE e al terzo posto il vincitore della 4 passi per el Tajo: CHOUKRI OMAR . Tra le 3 superdonne, la sfida l’ha spuntata Giovanna Volpato, precedendo Daniela Paterlini e la tenace Silvia Sommaggio che, stringendo i denti arriva terza.


sabato 13 giugno 2009

32a 4 PASSI PER EL TAJO

32a 4 PASSI PER EL TAJO
di Denis Laurenti
32a edizione della 4 passi per el Tajo, con nuovo record di partecipanti.
Penso che questa gara sia, se non la piu' bella, tra le migliori che si svolgono in territorio polesano. Il suo percorso è magnifico e con questo termine non si riesce a descrivere minimamente quanto sia la sua bellezza.
L'organizzazione minuziosa porta il tracciato della gara ai livelli più alti delle corse locali, il continuo successo nelle precedenti edizioni, è dovuto all'impegno degli organizzatori che meritano che questa competizione sia divulgata e conosciuta sempre di più.
Un percorso di 9.200 mt., che ha permesso ad oltre 400 impavidi e per nulla preoccupati podisti di godere delle bellezze di Villa Ca’ Zen e dei suoi 6 ettari di parco.
La manifestazione è organizzata da sempre dal G.P. AVIS di Taglio di Po, un gruppo che non si ferma dinanzi a nulla.
Alle ore 8,00 sono già tutti pronti, ognuno con il suo incarico, ognuno con il suo bel da fare, Michele (come al solito sommerso di richieste) per le iscrizioni, gonfiabili, fotografi, cameraman, speaker e moto Apripista, penso che meglio di noi possano fare soltanto gli addetti all'organizzazione del Giro d'Italia, ma loro hanno mezzi economici ben diversi.
Insomma tutto ha funzionato per il meglio con i nostri corazzieri a distribuire sapientemente un pacco gara unico nel suo genere: uno splendido gilet Asics, offerto a tutti i partecipanti.
Alle 9.30, come da programma, oltre 400 podisti si sono riversati lungo l‘argine che costeggia il Po, 400 atleti in rappresentanza di molte società, ci hanno onorato con la loro presenza e ci hanno ripagato del tanto lavoro fatto per organizzare la gara.
Le poche nubi, un caldo primaverile ed un'aria quasi frizzante hanno fatto da cornice .
L’ attraversamento in Villa Ca’ Zen, che apre i suoi cancelli ai podisti è fantastico. I più tapascioni hanno addirittura rallentato, per ammirare quello che, una volta era una delle residenze dei patrizi veneziani, un luogo carico di storia, quindi un motivo in più per essere presenti in questa occasione.
Dopo la villa, una salita mette a dura prova le gambe degli atleti, l’ingresso a Taglio di Po è in discesa, mentre l’ ultimo km pianeggiante riporta alla realtà, al traguardo.
Tanti gli atleti del nostro gruppo, saliti sul podio per ritirare i loro premi e, ultimo ma primo di categoria l’inossidabile Renzo Bressan che con i suoi 61 anni suonati continua a non avere rivali.
Un grazie anche alle nostre donne: Doriana, Elena, Sandra e tutte le altre delle quali non ricordo il nome, tutte hanno provveduto egregiamente ai loro compiti ed ancora una volta hanno dato dimostrazione di grande compattezza.
Da segnalare che: niente traffico, niente smog, ristoro finale e ricchi premi, sono alcuni dei tanti motivi per tornare il prossimo anno, ancora più numerosi.

Vedo adesso, da retrorunner, di raccontare bonariamente la mia gara.
Dopo un breve riscaldamento, come al solito, parto spedito con l'amico Snu con l'idea di seguirlo almeno fino a metà gara , non sarà così! Superata la breve salita che ci porta sull’argine, al 1° km e qualcosina, devo rinunciare alla mia bellicosa idea. In soli 5 minuti di gara, succede l'inverosimile: l'acido lattico ha già preso comodamente posto nelle mie povere gambe e un gusto amaro sta dando alla mia gola quel sapore che viene dopo un 2000 "a tutta canna " . L'idea è di fermarmi, ma vedo Patrissio davanti che corre, decido di imitarlo ma non ci riesco, cerco anche di agguantare qualche lento panzerotto, ma sfortunatamente ne vedo pochi in giro.
Al primo ristoro (3°km) l’interruttore si spegne e mi ritrovo ancora una volta a camminare...(non è possibile). Inizio a chiacchierare con Tumbla (Daniele Laurenti) e corricchio con lui fino alla Villa, mentre i primi sono già arrivati.
Il mio obiettivo era di rimanere sui 4,40” al km per chiudere la gara in 42 minuti, ma evidentemente il mio attuale sovrappeso si è fatto sentire nelle gambe, arranco così a fatica i 5,15” a l km ... roba da retrorunner.
L'unico sussulto di orgoglio è stato l'ultimo km, corso alla micidiale media dei 4,40”, dove le mie doti fisiche sono uscite, facendomi recuperare 3 o 4 posizioni.
Ho chiuso la gara in 45 minuti netti e sono andato a ritirare il pacco gara in altrettanti 45 minuti.
Con questa ennesima e deludente prova, voglio finire con le gare a cazzeggio, anche se devo dire che prenderle con filosofia, chiaccherare in fondo al gruppo e sparare cazzate non è poi così faticoso...in fondo sono un run4funner. Voglio quindi mandare un simpatico FANCULO al Bob (Cristiano Curri) e a tutti quelli che in questi mesi mi hanno rotto le palle e preso per il culo per la mia condizione e per questo sport che fino a prova contraria dovrebbe essere solo un divertimento: è facile intuire che se uno non si diverte più e trova duro anche solo infilarsi le scarpe da corsa per farsi una mezz'oretta vuol dire che c'è qualcosa che non funziona più .

venerdì 8 maggio 2009

IL MEDICO DEL PODISTA

IL MEDICO DEL PODISTA
(di Denis Laurenti)

Il medico sportivo con esperienza ed intelletto,
fa si che i suoi pazienti vincano sempre a letto.

Riesce a guarire tutti gli sportivi,

mantenendo i loro amori vivi.

Anche il podista a lui si è rivolto,

con la speranza di un ottimo risvolto.

Da qualche tempo in qua,

causa dolori proprio non và.


Spesso le ginocchia gli fanno male,
come per i ciclisti quando spingono sul pedale.

Dà problemi anche il tallone d'achille
che lo fa piangere come un imbecille.

Per non parlare poi dei muscoli gemelli,

a non farlo correre sono proprio quelli.

Per via delle schifezze che ha mangiato,

si sente pure il fegato ingrossato.

Il medico lo guarda sbigottito assai,
lui i podisti non li capirà mai!

Ma grazie al suo giusto pensiero,
trasforma il podista in un un torero.

Ormai è buona ogni occasione,
per evidenziare la sua prestazione.

Anche la moglie rimane a bocca aperta
ed è sempre in stato di allerta.

Tanto felice e soddisfatta appare,
che al dottore farebbe un altare.

Dottore lei è stato veramente eccezionale,
con la pillola azzurra è diventato un uomo bestiale.

Ora la maratona sempre la finisce
e le nostre corse vanno sempre più lisce.

martedì 5 maggio 2009

13^ Correre in pineta.

PORTO VIRO - 13^ Correre in pineta
Un grosso complimento a Maurizio Preti, a Michele Veronese, forse al sottoscritto e a tutto il G.P. AVIS di Taglio di Po, per aver organizzato una gara perfetta.
La 13^ edizione della Correre in Pineta è riuscita alla perfezione, dalla logistica, al percorso di gara (immerso nella stupenda pineta Portovirese) , alle ricche premiazioni, ai parcheggi che non hanno ostruito il tracciato, al risotto al radicchio, al gran numero di podisti presenti e al gran sorriso sul volto di tutti loro.
Questa edizione è stata fortunatamente baciata dal sole e da una temperatura ideale, elementi che hanno permesso, a tutti i presenti di apprezzare la bellezza del percorso, con i suoi saliscendi impegnativi che impongono una tattica attenta e cambi di ritmo frequenti e soprattutto rapidi. Il tutto su un percorso complessivo di 8 km, da correre tutti d'un fiato!

venerdì 17 aprile 2009

LA VITA DEL PODISTA




LA VITA DEL PODISTA
(di Denis Laurenti)

La vita del podista
è vivere in pista.

Chiede sempre varie opinioni,
che poi trasforma alle sue condizioni.

Per lui correre è sempre una dura partita,
e questo rende elettrizzante la sua vita.

Chiede solo un po’ più di dedizione
alla moglie per cui prova compassione.

La vita da podista
è come quella di un'artista.

Come il disegno di un pittore,
può scatenare molto scalpore.

Con grande abilità motoria,
può rimanere nella storia.

Indelebile è il suo passaggio,
e non è soltanto un miraggio.

Di medaglie ne può vincere tante
se mantiene un ritmo costante.

Enorme è l'emozione,
quando diventa un campione.

A volte la gara può essere sofferta,
ma è troppo bello correre all'aria aperta.

Sentire il vento sulla pelle,
è come toccare le stelle.

E anche se il vento a volte lo ha tradito,
gli sembra di toccare il cielo con un dito.

Correre significa libertà
e questa è la pura verità.

Non ci sono parole per questa passione,
solo correndo impari la lezione.

La vita del podista è come un amore a prima vista,
non c'è più nulla che lo deluda o lo rattrista

Correre per lui è un dono della vita:
fate in modo che la gara non sia mai finita.

giovedì 2 aprile 2009

6^ TREVISO MARATHON: IL DILUVIO UNIVERSALE!

6^ TREVISO MARATHON: IL DILUVIO UNIVERSALE !

Ho segnato il 29 Marzo nel mio calendario corse, come un appuntamento dal dentista.
La Treviso Marathon è una manifestazione che mi affascina, e pensare di correrla non in perfetta condizione fisica, ha reso angosciante l'attesa del fatidico giorno. A poco sono servite le massacranti ripetute con i pelati Snu (Davide Ferrari) e Rece (Paolo Franzoso). Durante le ultime settimane di allenamento, il mio fisico ed in particolare le mie gambe, hanno sempre dato segnali di stanchezza. Tutt’altro i miei compagni di corsa che, sempre più in forma, hanno alimentato di conseg
uenza i miei dubbi sulla mia reale forma fisica.
In pratica dopo Reggio ho corso con gambe simili più a quelle di un tavolino che a quelle di un felino. Niente da fare, il 29 marzo mi aspetta il trapano del dentista ...e non è nemmeno prevista l'anestesia locale.
Ore 5:30, la sveglia suona ma in realtà non servirebbe perché comunque sono già sveglio da un pezzo per paura che proprio quella domenica la sveglia mi tradisca e non mi faccia svegliare in tempo. La tensione e l’adrenalina circolante in corpo generalmente non mi fanno riposare al meglio, ho trascorso la notte sempre nel dormi veglia e non penso di essere mai entrato nella fase “REM”, quella che ti permette realmente di recuperare le energie. Ho contato tutte le ore della notte, mi sono girato e rigirato, alla fine ho solo aspettato il trillo della sveglia come un suono liberatore. Ma possibile che dopo tante gare sia sempre la stessa storia?
Alla stregua di un grillo mi butto giù dal letto e in un lampo mentale faccio un check di tutto quello che devo fare per prepararmi adeguatamente all’evento. La colazione, per me è un rito, stranamente però, diversamente dalle altre mattine, non ho particolarmente appetito, preparo comunque te al limone, fette biscottate e marmellata da consumare poi in macchina durante il viaggio a Vittorio Veneto, quindi procedo per la “vestizione”: completino Mizuno giallo/nero con annesso il pettorale.
Anche quest'anno, ci apprestiamo a vivere l'ennesima avventura che ha inizio in piena notte quando 3 disperati maratoneti ed una fidanzata, si catapultano a Vittorio Veneto per correre la 6^ Treviso Marathon, per provare ancora una volta l'ebbrezza dei 42 km.
La fidanzata di Rece è la paziente Lorenza, che oltre a portarci con la macchina a pochi metri dal via, si incarica di fotografare i tre extraterrestri, di aspettarci a Treviso e di sopportare tutte le nostre paturnie.
Arriviamo verso le sette a Vittorio Veneto che, ancora sotto le coperte, ci accoglie girandosi dall'altra parte.
Scendiamo dalla macchina e subito siamo alla ricerca di un bagno. Nel solito bar tre simpatiche ragazze che, “come i soldati al fronte preparano le munizioni”, stanno accatastando le tazzine per il caffè, e aspettano il momento dell'attacco.. Dopo che ci siamo cambiati, consegniamo le s
acche, poi tutti nella nostra gabbia blu.
La Trevisomarathon doveva essere la maratona che fa primavera! Eccola la primavera, ho pensato la notte della vigilia, caratterizzata dal mal tempo che stavolta non ha per niente scherzato ed ha messo insieme freddo, pioggia e vento. Ha comunque coinvolto i tanti runners che già dalle prime ore del giorno si sono fatti trovare pronti a Vittorio Veneto.
L’unica grande preoccupazione notata nei volti di tutti era il meteo, si sperava che potesse quanto meno migliorare un po' e che ad un certo punto si potesse correre in una situazione più o meno normale.
Ore 9,30: siamo in gabbia: 4000 bipedi seminudi incartati nel domopak sotto una bufera di vento e pioggia, noi in tuta bianca sembriamo i carabinieri dei RIS di Parma ... quando mai si ha l'occasione di vedere una bizzarria del genere?
Ore 9.45: si sente lo sparo, lo speaker ci esalta. Si parte, ma qui, in coda al plotone, siamo ancora fermi. Mi alzo sulle punte per guardare cosa succede davanti.
Vedo lo striscione della partenza, sullo sfondo di un cielo di color grigio scuro.
E’ il nostro turno, foto di Lorenza e via, corriamo le prime centinaia di metri, più che correre mi sembra di scivolare via: è l'effetto trainante dell’evento.
Il primo km è piuttosto triste rispetto agli anni precedenti. Il poco pubblico presente sembra avere la voce arrugginita dalla pioggia.
Snu ha le gambe infuocate, io e Rece lo seguiamo rimproverandolo quando aumenta il passo. Il ritmo tenuto nei primi km è leggermente più basso di quello prefissato (4,45/4,50), ma non eccessivamente, la mia è solo paura, conoscendo la tattica "suicida" con cui io e i miei due compagni corriamo le lunghe distanze.
Comincio a prendere il ritmo dal quarto km, quando ormai siamo fuori da Vittorio Veneto e la strada si allarga. Salto il rifornimento del quinto km. Sto bene, la pioggia mi mantiene in temperatura, non ho fame ne sete. Comincio a recuperare 5-10 secondi al km, anche se sento che non sarei in grado di aumentare ancora. Mi impongo di bere al prossim
o rifornimento, pur non avendo sete.
Si corre e si procede regolarmente senza nessun disturbo, dopo aver percorso più di 10 km, mi rendo conto che le gambe vanno. Miracolo, evviva San Gennaro, oops, San Tommaso.
Una scarica di adrenalina mi spinge davanti a Snu chiamando i miei tigrotti di Mompracem alla carica, all'arrembaggio di quel gruppetto di gambe scalpitanti davanti a noi di una ventina di metri. Rece però mi riporta alla realtà facendomi notare che il mio passo da papera è troppo veloce. Ubbidisco e mi riporto, mio malgrado, in scia.
Importante oggi è arrivare insieme fino al 30° km e poi chi ne ha spinge, questo ci eravamo promessi, di arrivare sul traguardo, possibilmente in verticale, per cui è doveroso procedere con prudenza.
Ho recuperato il ritardo e ora sono a -1 minuto rispetto alla velocità di crociera.
I primi 21 km con Rece sono stati una favola, sono arrivati in 1.44’, sotto i 5.00 al km, mi sentivo bene, fresco e pieno di energie, ho pensato (ingenuamente, sig!) se continuo così veramente chiudo sotto le 3.30.00, intanto lo Snu ci stacca e vola davanti a noi.
Il passaggio sul Piave, da sembre segna la svolta. Nonostante il brutto tempo c'è un po' di pubblico. L'incitamento, la salitina iniziale e la discesa invitante dopo il ponte, di solito, manda fuori giri un bel po' di gente, che dopo 20 Km abbastanza piatti accelera un po' troppo: qualcuno già comincia a camminare o a rallentare vistosamente. A questo punto la strada, ampia e diritta si fa noiosa, e dopo l'euforia del Piave, arriva la depressione.
Il vento ed il freddo iniziano a darmi le prime avvisaglie che i problemi peggiori devono ancora arrivare e in modo molto repentino cala il mio ritmo.
25° Km: viene meno la freschezza muscolare iniziale, la fatica prepara il pugno per bussare alla porta, il passo è ancora in spinta ed i movimenti sono ancora ben coordinati, ho però la sensazione che si stiano abbassando il numero di ottani della mia benzina, sto andando con un motore che utilizza una via di mezzo tra la Super e la Normale, più avanti il passaggio sarà alla miscela, al Diesel, al metano. Le mie scorte di glicogeno si stanno consumando!
A
ttendo con impazienza il momento della crisi. Più o meno al 26esimo mi accorgo di non recuperare più i pacer delle 3.30. Mi sento molto stanco e la strada è ancora tanto lunga. Eccoci giunti al mitico trentesimo, si aprono le porte dell’inferno, inizia la Via Crucis, si entra nell’essenza della maratona, fin qui è stata abbastanza facile ma, d’ora in poi, il gioco si fa più duro. Il 30°km è quello più lungo e non finisce mai, quello delle decisioni e delle scelte giuste. I primi 30km si possono fare ma adesso siamo davanti alla professoressa Maratona e vuole vedere se sei veramente pronto per il grande salto. E questa volta non sono pronto! In realtà è il mio fisico che mi chiede di fermarsi.
Al ristoro Rece mi abbandona, sono in piena crisi, il vortice della maratona mi sta risucchiando, la sensazione è quella di non avere più un briciolo di energia e le gambe sembrano degli organi estranei al mio corpo, bisogna però considerare che le stesse sofferenze assalgono anche altri atleti (qualcuno anche in modo più acuto) e come le affrontano e le superano gli altri, lo devo fare anch’io !
A tutte queste problematiche devi far fronte con la “testa” e, se non sei sufficientemente motivato, la tentazione di gettare la spugna può arrivare da un momento all’altro.
Devi prendere coscienza che dovrai soffrire ed andare avanti comunque, fermarsi significherebbe perdere, non contro gli altri ma contro te stesso. Mesi di allenamento buttati, sacrifici gettati al vento.
Non si può mollare, bisogna convincersene, bisogna concentrarsi e cercare di mantenere il passo, se tenti di divagare con la mente ti ritrovi a camminare senza rendertene conto perché è questo che vuole il tuo fisico.
Dopo questi bei discorsi, sto anche pensando di fermarmi al 35°, che senso ha procedere così sino alla fine, ma poi non sono nemmeno in classifica, penso. E poi, niente medaglia da portare a mio figlio.
Al 37esimo le gambe cominciano a cedere.
Corricchio fino al Km 39, poi calo, ristoro del Km 40 calo ancora, Km 41 in centro Treviso, sanpietrini viscidi, transenne che mi cadono addosso, vento e pioggia che taglia le gambe. Km 42, un’inferno ! C'è un tempaccio! Perfino le tribune sono deserte.
Comunque sia, la gioia di arrivare alla fine di una maratona é
sempre grande e come sempre i miei occhi iniziano a lacrimare, non c'é niente da fare…
Taglio il traguardo malamente, ma e’ finita ! Guardo il Garmin e penso che nonostante tutto, il tempo è di poco sotto le 4 ore (3h56’), ma ora questo e’ relativo. Penso a casa, alla mia famiglia, al tempo rubato a loro e al desiderio di ripagarli da subito, dedicando più tempo a mio figlio Pietro ed alla mia paziente moglie. Un immenso grazie !Un grande applauso a tutti i maratoneti che ieri hanno finito la corsa nonostante la fatica, il freddo e la pioggia. Un grande ringraziamento alla gente lungo il percorso, ai volontari e non, che nonostante il tempo inclemente ci hanno aiutato lungo tutto il percorso.
Mi avvio verso il ritiro borse, anche questa maratona è finita. Sento scorrere sul mio corpo le gocce della pioggia che mi ha accompagnato per tutti i 42km.
Unico neo nell’organizzazione, la indirizzerei alla logistica presso lo stadio di Treviso, con i passaggi stretti e con le file che si sono create tra una zona dello stadio all’altra ed un ristoro finale un po’ “misero”.
Gli spogliatoi maschili avevano l'aspetto da Lager. Per metà erano sotto acqua, per l'altra metà erano sovraffollati, decido quindi di cambiarmi nella tenda adibita ai massaggi, trovo il mio mezzo metro quadro in una pozzanghera con del ghiaino che permette di restare a galla. Lo dichiaro territorio di mia esclusiva proprietà gettando il foglio di nylon col quale mi sono coperto all'arrivo.
Ah dimenticavo, i miei “Bravi” compagni Snu (PB 3h.33’) e Rece (PB 3h.32’) già sdraiati su due comodi lettini si stanno lasciando piallare, oops, massaggiare le gambe più attratti dalla bellezza della massaggiatrice, ch
e da una reale necessità, credo!
Alla prossima
…Forse !

sabato 28 marzo 2009

TREVISO SOTTO LA PIOGGIA






Treviso sotto la pioggia
Scrivo questo post scaramanticamente





Domani correrò la maratona di Treviso, e nella mattinata è prevista pioggia. Chi meglio di me potrebbe parlare, solo chi ha già corso con acqua tremenda e freddo invernale, e se qualcuno mi legge lo invito a farlo.
L'ho già detto altre volte, la mia miglior maratona l'ho corsa sotto l’acqua, con possibilità addirittura di nevicate proprio a Treviso due anni fa. Altre volte ho gareggiato bagnato e non ho mai patito tormenti particolari, anzi sono stato sempre facilitato dal "raffreddamento" naturale.
Però rimanere 3 o 4 ore sotto all'acqua non è stessa cosa che farlo per un'oretta.Tatticamente credo che l'unica attenzione da porre sia quella di non rallentare il ritmo della corsa, nei limiti del possibile, anzi magari partire un po' più lentamente ed aumentare leggermente, non a strappi, quando si inizia a sentire il freddo.
Questo presume che in precedenza ci sia stata una buona preparazione, tanto da riuscire a rendersi conto del proprio reale valore, ed avere nelle gambe (e nella testa) il ritmo corretto con cui partire.
E' difficile indovinare il vestiario. Troppo pesante porterebbe maggior caldo, ma inzuppandosi si raffredderebbe; troppo spogliati c'è il rischio di prendere troppo freddo all'inizio e non riuscire mai ad "entrare in temperatura".
Kway o non Kway? Dipende da come uno è abituato, sicuramente sono migliori le giacche tecniche attualmente in commercio, appositamente studiate per la corsa, con aerazione adeguata, ma poi, se smette di piovere? Buttarle via non se ne parla, con quello che costano, mentre diventa scomodo portarsele dietro, magari allacciate alla vita.
Per cui credo che ognuno dovrebbe vestirsi alla solita maniera, come si è abituato in allenamento, come aveva deciso di vestirsi se non dovesse piovere. E' sempre valido il vecchio suggerimento: "NON PROVARE MAI IN GARA COSE NUOVE CHE NON SIANO STATE SPERIMENTATE PRIMA IN ALLENAMENTO".
E perchè no? Mettere preventivamente in conto che anche con un ritiro, in fondo in fondo, non cambia niente, pur con il dispiacere del tempo e dei soldi buttati. Non mancheranno altre opportunità per riscattasi e mettere a frutto tutti i sacrifici e gli allenamenti di quest'inverno. Vabbè, lasciamo perdere, filosofia spiccia.
Insomma un grande augurio a tutti i maratoneti che come me domani a Treviso affronteranno questa nuova avventura sotto la pioggia, ne riparleremo Lunedi.

IL SOGNO DEL PODISTA

I L S O G N O D E L P O D I S T A
Il sogno di qualsiasi podista (sia esso lento o velocissimo, sia esso maniaco oppure occasionale) è quello di partecipare, un giorno, alla maratona, ad una maratona.
Prima di realizzarlo, però, occorrono anni e non è detto che lo farà mai.
E' un sogno, e in quanto tale va coltivato con cura e passione.
Dopo anni di corsette e saliscendi, un giorno, si illumina il cuore del futuro maratoneta e si cerca un motivo per iniziare. Iniziare a sognarla e viverla come si conviene. Prima di tutto, però, ci si informa, si chiede a chi già l'ha fatta, gli allenamenti, le sedute e tutto il resto. Fino ad arrivare ai fantastici programmi di allenamento che sono vere e proprie bibbie del podista. Fino ad allora si indossava la tuta e via a correre.
Dal giorno della maratona cambia tutto, ogni prospettiva. Non si improvvisa più nulla. Perché la maratona inizia almeno tre mesi prima della gara. E si rimanda sempre il primo giorno, perché non si è ancora pronti o per altri futili motivi. In genere, il futuro maratoneta, chi lo fa solo per passione, ha altre occupazioni a cui pensare e non ha tutto il tempo per preparare bene ogni cosa. Il lavoro, la famiglia, gli impegni gli impediscono di sviluppare un piano, un progetto. Non è un professionista che ha l'intera giornata per predisporre tabelle e quant'altro.
Perciò si comincia col pensare a quando allenarsi, perché l'allenamento del maratoneta è cosa completamente diversa dall'allenamento di qualsiasi altro sport su strada.
Se prepari, ad esempio, una 21 km bastano tre allenamenti settimanali da poco più di un'ora ed è fatto. La maratona no. Occorrono almeno 5 allenamenti da 1 ora e trenta e almeno un lunghissimo a settimana da almeno 2 ore. E devi trovare il tempo. Spiegare alla tua ragazza o a tua moglie che correre una maratona (non importa in quanto tempo) è cosa differente, che prepararla richiede una dedizione e una passione che nei tre mesi di allenamento costringeranno il futuro maratoneta a rinunciare quasi a tutto. Non si potrà andare, ad esempio, ai week end lunghi perché la domenica c'è l'impegno del lunghissimo.
La sera c'è il medio o le ripetute e perciò si resta a casa. Lei ad aspettare tu a correre. Ho saputo di coppie scoppiate e finite proprio per la maratona. Che sia bello o brutto tempo il maratoneta deve uscire, nebbia e pioggia non potranno in alcun modo ostacolare la tabella di allenamento, che va rispettata in ogni sua sfumatura. Se salti un giorno è finita. Impazzisci e non ragioni più. A sera tardi mentre tutti siedono a tavola, al caldo, il maratoneta sbuffa e butta sudore, perde chili e il viso comincia a perdere spessore. Dopo tre mesi di fatiche si diventa zombie o fantasmi. Ma è una sensazione bellissima.
E poi il regime alimentare che fa impazzire. Iperglicemico e integratori. Si mangia più pasta in quei tre mesi che non nei restanti anni della vita. E lo si fa con esattezza maniacale. Non più cornetti e cappuccino, che fino al giorno prima riempivano i nostri mattini, ma infusi e marmellate che a pensarci viene lo sconforto. Ma un buon maratoneta non molla mai e scrive a Baldini per chiedere consigli tecnici e magari segreti nascosti per scendere sotto le quattro ore.
E Baldini che conforta il maratoneta (potenziale) spiegandogli che deve insistere e allenarsi. Provarci, non mollare. Il primo giorno 50 minuti con leggeri saliscendi e magari qualche progressione da 100 m per abituare il muscolo al cambio ritmo.
Poi dal fisioterapista per un controllo generale e così via. 4 giorni alla media di 18 km e 1 giorno dai 24 km in su. Sempre col cronometro a controllare i progressi e i minuti. L'ideale sarebbe quello di viaggiare sotto i 5 minuti a km e magari svolgere in questo modo un lavoro da 30 km . Così gli ultimi 12 li fai a 6 e arrivi sotto le quattro. Se prima pensavi solo di chiuderla con le settimane che passano cominci a pensare in grande e vuoi sempre di più. Nessuno di quelli che tenterà la grande avventura la correrà solo per chiuderla. Anche chi non ne ha mai fatta una e ha tempi modestissimi vorrà scendere sotto le 4 ore. Sicuro. Al bar fanno i modesti e dicono che già sarebbe un miracolo finirla. Non è così e non date retta.
Si collegano quotidianamente ai blog dei maratoneti per cercare di rubare segreti e sognano, intanto, di arrivare al galoppo al traguardo. Con la ragazza che ti aspetta per infilarti la medaglia.
Ne ho visti di maratoneti sfiniti, sfigurati che a qualche centinaio di metri dal traguardo, tra il sudore e la compassione guardano il pubblico ai lati e vorrebbero parlare, gridare tutta la loro gioia per aver corso 42 km tutti in una volta, coi crampi e mal di testa, con le caviglie spaccate e i tendini finiti. Perché mentre corri una maratona ti vengono in mente cose strane che mai potresti pensare a mente serena e comoda, mai le potresti immaginare a casa in poltrona mentre mangi una torta e bevi un buon vino.
Corri esattamente per dire al mondo che ti guarda (la gente intorno) che tu sei li ed esisti proprio perché stai correndo e non corri una gara qualsiasi, ma la maratona, la regina di tutto.
Quando tagli il traguardo sembra che niente o nessuno possano impedirti di pensare che il mondo è tuo e da quel giorno potrai ottenere tutto quello che vorrai. Per me è così. La mia prima maratona (Venice Marathon 2006 – realtime 4h12’) l'ho corsa a 42 anni dopo circa due anni di corsa tra argini asfaltati e pinete. Amo così tanto correre ed allenarmi che lo faccio per l'unico motivo per cui ho iniziato a coltivare simile passione: stare bene e non ingrassare.
Mi sembrava, prima di ammalarmi di maratona, che potesse bastare, sufficiente per quanto mi ero ripromesso. Avevo amici che correvano maratone ma mi limitavo solo ad ascoltarli. Poi succede che di colpo non ti basta più e senza volerlo, in maniera irrazionale, scegli di farla.
O forse è più giusto dire che è lei a sceglierti.
E' come un amore di una donna. Puoi amarla quanto vuoi ma se non si è corrisposti sarà sempre un amore mai goduto.
Vedevo le maratone in TV e mi appassionavo e pensavo a come un uomo, benché dotato e baciato dalla genetica, potesse percorrere simile distanza e a quelle velocità. Gebrselassie, Baldini che arrivano al traguardo senza una goccia di sudore e senza la fatica stampata sul viso. Mi entusiasmavo ma mai avrei potuto pensare di poterci riuscire anch'io. E a Venezia, città tra le più belle del pianeta, ce l'ho fatta ed è stata una delle emozioni più belle in assoluto della mia esistenza. Chi non la correrà, mai potrà capire la follia che possiede quei momenti ed è difficile, se non inutile, spiegare. C'è poco da dire. Devi viverla e non importa a quanto la chiuderai, non importa se arriverai tra gli ultimi. L'importante è farla e la tua vita non sarà più la stessa. Sembro un pazzo, ma non è così.
La maratona, e nessun'altra disciplina, ti cambia davvero la vita. Non ha senso pensarla la maratona, ma correrla. E chiunque lo può fare se riuscirà a trovare il tempo e i modi giusti per allenarsi. Sia esso un professionista, un funzionario, un impiegato, un fornaio, un muratore o altro. Tutti possono correrla e, dopo, saranno diversi. Peggiori o migliori non lo so, ma diversi. Se vuoi restare così continua a farti i tuoi 10 km al parco la domenica mattina. Se vuoi cambiarti la vita corri la maratona almeno una volta nella vita e vedrai. Attraversi folle infinite di persone che ti applaudono e ti incitano, senti davvero un buco allo stomaco, con le lacrime che arrivano e pensi, in un attimo, a tutte le sofferenze patite per arrivare lì. E' semplicemente incredibile.
O forse è così solo la prima. Poi ci si abitua e diventa normale.
Ma la prima maratona davvero non potrai dimenticarla mai.
A tutti coloro che hanno condiviso con noi questa incredibile emozione un grazie enorme. Col cuore.