venerdì 17 aprile 2009

LA VITA DEL PODISTA




LA VITA DEL PODISTA
(di Denis Laurenti)

La vita del podista
è vivere in pista.

Chiede sempre varie opinioni,
che poi trasforma alle sue condizioni.

Per lui correre è sempre una dura partita,
e questo rende elettrizzante la sua vita.

Chiede solo un po’ più di dedizione
alla moglie per cui prova compassione.

La vita da podista
è come quella di un'artista.

Come il disegno di un pittore,
può scatenare molto scalpore.

Con grande abilità motoria,
può rimanere nella storia.

Indelebile è il suo passaggio,
e non è soltanto un miraggio.

Di medaglie ne può vincere tante
se mantiene un ritmo costante.

Enorme è l'emozione,
quando diventa un campione.

A volte la gara può essere sofferta,
ma è troppo bello correre all'aria aperta.

Sentire il vento sulla pelle,
è come toccare le stelle.

E anche se il vento a volte lo ha tradito,
gli sembra di toccare il cielo con un dito.

Correre significa libertà
e questa è la pura verità.

Non ci sono parole per questa passione,
solo correndo impari la lezione.

La vita del podista è come un amore a prima vista,
non c'è più nulla che lo deluda o lo rattrista

Correre per lui è un dono della vita:
fate in modo che la gara non sia mai finita.

giovedì 2 aprile 2009

6^ TREVISO MARATHON: IL DILUVIO UNIVERSALE!

6^ TREVISO MARATHON: IL DILUVIO UNIVERSALE !

Ho segnato il 29 Marzo nel mio calendario corse, come un appuntamento dal dentista.
La Treviso Marathon è una manifestazione che mi affascina, e pensare di correrla non in perfetta condizione fisica, ha reso angosciante l'attesa del fatidico giorno. A poco sono servite le massacranti ripetute con i pelati Snu (Davide Ferrari) e Rece (Paolo Franzoso). Durante le ultime settimane di allenamento, il mio fisico ed in particolare le mie gambe, hanno sempre dato segnali di stanchezza. Tutt’altro i miei compagni di corsa che, sempre più in forma, hanno alimentato di conseg
uenza i miei dubbi sulla mia reale forma fisica.
In pratica dopo Reggio ho corso con gambe simili più a quelle di un tavolino che a quelle di un felino. Niente da fare, il 29 marzo mi aspetta il trapano del dentista ...e non è nemmeno prevista l'anestesia locale.
Ore 5:30, la sveglia suona ma in realtà non servirebbe perché comunque sono già sveglio da un pezzo per paura che proprio quella domenica la sveglia mi tradisca e non mi faccia svegliare in tempo. La tensione e l’adrenalina circolante in corpo generalmente non mi fanno riposare al meglio, ho trascorso la notte sempre nel dormi veglia e non penso di essere mai entrato nella fase “REM”, quella che ti permette realmente di recuperare le energie. Ho contato tutte le ore della notte, mi sono girato e rigirato, alla fine ho solo aspettato il trillo della sveglia come un suono liberatore. Ma possibile che dopo tante gare sia sempre la stessa storia?
Alla stregua di un grillo mi butto giù dal letto e in un lampo mentale faccio un check di tutto quello che devo fare per prepararmi adeguatamente all’evento. La colazione, per me è un rito, stranamente però, diversamente dalle altre mattine, non ho particolarmente appetito, preparo comunque te al limone, fette biscottate e marmellata da consumare poi in macchina durante il viaggio a Vittorio Veneto, quindi procedo per la “vestizione”: completino Mizuno giallo/nero con annesso il pettorale.
Anche quest'anno, ci apprestiamo a vivere l'ennesima avventura che ha inizio in piena notte quando 3 disperati maratoneti ed una fidanzata, si catapultano a Vittorio Veneto per correre la 6^ Treviso Marathon, per provare ancora una volta l'ebbrezza dei 42 km.
La fidanzata di Rece è la paziente Lorenza, che oltre a portarci con la macchina a pochi metri dal via, si incarica di fotografare i tre extraterrestri, di aspettarci a Treviso e di sopportare tutte le nostre paturnie.
Arriviamo verso le sette a Vittorio Veneto che, ancora sotto le coperte, ci accoglie girandosi dall'altra parte.
Scendiamo dalla macchina e subito siamo alla ricerca di un bagno. Nel solito bar tre simpatiche ragazze che, “come i soldati al fronte preparano le munizioni”, stanno accatastando le tazzine per il caffè, e aspettano il momento dell'attacco.. Dopo che ci siamo cambiati, consegniamo le s
acche, poi tutti nella nostra gabbia blu.
La Trevisomarathon doveva essere la maratona che fa primavera! Eccola la primavera, ho pensato la notte della vigilia, caratterizzata dal mal tempo che stavolta non ha per niente scherzato ed ha messo insieme freddo, pioggia e vento. Ha comunque coinvolto i tanti runners che già dalle prime ore del giorno si sono fatti trovare pronti a Vittorio Veneto.
L’unica grande preoccupazione notata nei volti di tutti era il meteo, si sperava che potesse quanto meno migliorare un po' e che ad un certo punto si potesse correre in una situazione più o meno normale.
Ore 9,30: siamo in gabbia: 4000 bipedi seminudi incartati nel domopak sotto una bufera di vento e pioggia, noi in tuta bianca sembriamo i carabinieri dei RIS di Parma ... quando mai si ha l'occasione di vedere una bizzarria del genere?
Ore 9.45: si sente lo sparo, lo speaker ci esalta. Si parte, ma qui, in coda al plotone, siamo ancora fermi. Mi alzo sulle punte per guardare cosa succede davanti.
Vedo lo striscione della partenza, sullo sfondo di un cielo di color grigio scuro.
E’ il nostro turno, foto di Lorenza e via, corriamo le prime centinaia di metri, più che correre mi sembra di scivolare via: è l'effetto trainante dell’evento.
Il primo km è piuttosto triste rispetto agli anni precedenti. Il poco pubblico presente sembra avere la voce arrugginita dalla pioggia.
Snu ha le gambe infuocate, io e Rece lo seguiamo rimproverandolo quando aumenta il passo. Il ritmo tenuto nei primi km è leggermente più basso di quello prefissato (4,45/4,50), ma non eccessivamente, la mia è solo paura, conoscendo la tattica "suicida" con cui io e i miei due compagni corriamo le lunghe distanze.
Comincio a prendere il ritmo dal quarto km, quando ormai siamo fuori da Vittorio Veneto e la strada si allarga. Salto il rifornimento del quinto km. Sto bene, la pioggia mi mantiene in temperatura, non ho fame ne sete. Comincio a recuperare 5-10 secondi al km, anche se sento che non sarei in grado di aumentare ancora. Mi impongo di bere al prossim
o rifornimento, pur non avendo sete.
Si corre e si procede regolarmente senza nessun disturbo, dopo aver percorso più di 10 km, mi rendo conto che le gambe vanno. Miracolo, evviva San Gennaro, oops, San Tommaso.
Una scarica di adrenalina mi spinge davanti a Snu chiamando i miei tigrotti di Mompracem alla carica, all'arrembaggio di quel gruppetto di gambe scalpitanti davanti a noi di una ventina di metri. Rece però mi riporta alla realtà facendomi notare che il mio passo da papera è troppo veloce. Ubbidisco e mi riporto, mio malgrado, in scia.
Importante oggi è arrivare insieme fino al 30° km e poi chi ne ha spinge, questo ci eravamo promessi, di arrivare sul traguardo, possibilmente in verticale, per cui è doveroso procedere con prudenza.
Ho recuperato il ritardo e ora sono a -1 minuto rispetto alla velocità di crociera.
I primi 21 km con Rece sono stati una favola, sono arrivati in 1.44’, sotto i 5.00 al km, mi sentivo bene, fresco e pieno di energie, ho pensato (ingenuamente, sig!) se continuo così veramente chiudo sotto le 3.30.00, intanto lo Snu ci stacca e vola davanti a noi.
Il passaggio sul Piave, da sembre segna la svolta. Nonostante il brutto tempo c'è un po' di pubblico. L'incitamento, la salitina iniziale e la discesa invitante dopo il ponte, di solito, manda fuori giri un bel po' di gente, che dopo 20 Km abbastanza piatti accelera un po' troppo: qualcuno già comincia a camminare o a rallentare vistosamente. A questo punto la strada, ampia e diritta si fa noiosa, e dopo l'euforia del Piave, arriva la depressione.
Il vento ed il freddo iniziano a darmi le prime avvisaglie che i problemi peggiori devono ancora arrivare e in modo molto repentino cala il mio ritmo.
25° Km: viene meno la freschezza muscolare iniziale, la fatica prepara il pugno per bussare alla porta, il passo è ancora in spinta ed i movimenti sono ancora ben coordinati, ho però la sensazione che si stiano abbassando il numero di ottani della mia benzina, sto andando con un motore che utilizza una via di mezzo tra la Super e la Normale, più avanti il passaggio sarà alla miscela, al Diesel, al metano. Le mie scorte di glicogeno si stanno consumando!
A
ttendo con impazienza il momento della crisi. Più o meno al 26esimo mi accorgo di non recuperare più i pacer delle 3.30. Mi sento molto stanco e la strada è ancora tanto lunga. Eccoci giunti al mitico trentesimo, si aprono le porte dell’inferno, inizia la Via Crucis, si entra nell’essenza della maratona, fin qui è stata abbastanza facile ma, d’ora in poi, il gioco si fa più duro. Il 30°km è quello più lungo e non finisce mai, quello delle decisioni e delle scelte giuste. I primi 30km si possono fare ma adesso siamo davanti alla professoressa Maratona e vuole vedere se sei veramente pronto per il grande salto. E questa volta non sono pronto! In realtà è il mio fisico che mi chiede di fermarsi.
Al ristoro Rece mi abbandona, sono in piena crisi, il vortice della maratona mi sta risucchiando, la sensazione è quella di non avere più un briciolo di energia e le gambe sembrano degli organi estranei al mio corpo, bisogna però considerare che le stesse sofferenze assalgono anche altri atleti (qualcuno anche in modo più acuto) e come le affrontano e le superano gli altri, lo devo fare anch’io !
A tutte queste problematiche devi far fronte con la “testa” e, se non sei sufficientemente motivato, la tentazione di gettare la spugna può arrivare da un momento all’altro.
Devi prendere coscienza che dovrai soffrire ed andare avanti comunque, fermarsi significherebbe perdere, non contro gli altri ma contro te stesso. Mesi di allenamento buttati, sacrifici gettati al vento.
Non si può mollare, bisogna convincersene, bisogna concentrarsi e cercare di mantenere il passo, se tenti di divagare con la mente ti ritrovi a camminare senza rendertene conto perché è questo che vuole il tuo fisico.
Dopo questi bei discorsi, sto anche pensando di fermarmi al 35°, che senso ha procedere così sino alla fine, ma poi non sono nemmeno in classifica, penso. E poi, niente medaglia da portare a mio figlio.
Al 37esimo le gambe cominciano a cedere.
Corricchio fino al Km 39, poi calo, ristoro del Km 40 calo ancora, Km 41 in centro Treviso, sanpietrini viscidi, transenne che mi cadono addosso, vento e pioggia che taglia le gambe. Km 42, un’inferno ! C'è un tempaccio! Perfino le tribune sono deserte.
Comunque sia, la gioia di arrivare alla fine di una maratona é
sempre grande e come sempre i miei occhi iniziano a lacrimare, non c'é niente da fare…
Taglio il traguardo malamente, ma e’ finita ! Guardo il Garmin e penso che nonostante tutto, il tempo è di poco sotto le 4 ore (3h56’), ma ora questo e’ relativo. Penso a casa, alla mia famiglia, al tempo rubato a loro e al desiderio di ripagarli da subito, dedicando più tempo a mio figlio Pietro ed alla mia paziente moglie. Un immenso grazie !Un grande applauso a tutti i maratoneti che ieri hanno finito la corsa nonostante la fatica, il freddo e la pioggia. Un grande ringraziamento alla gente lungo il percorso, ai volontari e non, che nonostante il tempo inclemente ci hanno aiutato lungo tutto il percorso.
Mi avvio verso il ritiro borse, anche questa maratona è finita. Sento scorrere sul mio corpo le gocce della pioggia che mi ha accompagnato per tutti i 42km.
Unico neo nell’organizzazione, la indirizzerei alla logistica presso lo stadio di Treviso, con i passaggi stretti e con le file che si sono create tra una zona dello stadio all’altra ed un ristoro finale un po’ “misero”.
Gli spogliatoi maschili avevano l'aspetto da Lager. Per metà erano sotto acqua, per l'altra metà erano sovraffollati, decido quindi di cambiarmi nella tenda adibita ai massaggi, trovo il mio mezzo metro quadro in una pozzanghera con del ghiaino che permette di restare a galla. Lo dichiaro territorio di mia esclusiva proprietà gettando il foglio di nylon col quale mi sono coperto all'arrivo.
Ah dimenticavo, i miei “Bravi” compagni Snu (PB 3h.33’) e Rece (PB 3h.32’) già sdraiati su due comodi lettini si stanno lasciando piallare, oops, massaggiare le gambe più attratti dalla bellezza della massaggiatrice, ch
e da una reale necessità, credo!
Alla prossima
…Forse !