giovedì 29 ottobre 2009

2° Runner’s day – Cavarzere (VE)





















2° Runner’s day – Cavarzere (VE)
(di Denis Laurenti)









Domenica 18 ottobre 2009.
Per molti, la domenica mattina è l'unica occasione per alzarsi un po' più tardi del solito e recuperare le fatiche della settimana, invece per me, podista serio (sehhhhh), la solita sveglia di buon ora per essere pronto ad affrontare la corsa domenicale nonostante un forte dolore che parte dalla schiena per entrare nella profondità del gluteo, per poi raggiungere la sua massima espressione sotto il testicolo destro, tanto che per scendere dal letto ho dovuto rotolare lungo il materasso in quanto quel terribile dolore mi impedisce di piegarmi!!!! Per non parlare della tazza del cazzo, sedermi è stata quasi un'impresa! Quindi anche questa volta, l’ho fatta bella grossa!!! Non la cacca...ma la cazzata di voler correre il 2° Runner’s day di Cavarzere (VE) in memoria di Giampietro Banzato: vigile del fuoco, podista e massaggiatore.
Anche se entrato in pieno tunnel depressivo, da runner cocciuto, decido di correre malgrado i cori di “no” di chi la sa lunga e mi invita a fermami, in quanto il forte dolore e lo scarso allenamento non lasciavano presagire nulla di buono.
Ma a volte, speri, succeda anche quello che non ti aspetti, il miracolo: l’orizzonte che, improvvisamente, si apre all’azzurro ed una pubalgia che ti da tregua in una bella corsa progressiva…. Quando maiiiiiiiiiiiiiii
Ore 8,50 arrivo nel luogo di ritrovo con moglie e figlio e noto, come sempre, le solite facce della domenica; non manca proprio nessuno....anzi si… lo Smerd :-)
Incontro anche Enrico...proprio con lui faccio cinque minuti di riscaldamento...la schiena punzecchia ma da calda sembra non dare fastidio!!! Per le gambe invece me ne accorgo subito che non sono reattive, sono legnose e faccio fatica ad alzarle. Alle 9,50 un via improvviso con un ritardo di 20’ coglie impreparati più di duecento podisti.
Partiti!
Io sono intruppato dietro al gruppo con Michele e mentre armeggio sul GPS da polso faccio partire, prima ancora delle gambe, il tempo.
La gara non è lunga, è prevista una distanza su un circuito cittadino di 12 km in tre 3 giri, il percorso non è durissimo: dovrei farcela a chiudere in meno di cinquantacinque minuti, cinquantasette, al massimo.
La prima curva è secca, a gomito, un incrocio di strade nel centro con una aiuola con tanto di podio per i vincitori.
Rallentiamo tutti, e il gruppo si serra sotto, un ammasso di gomiti, gambe e leggeri spintoni.
In fondo alla strada tutto il gruppo svolta ancora a sinistra, un’altra curva secca.
Il respiro è ancora leggero: è vero che ho fatto solo i primi quattrocento metri e la corsa è ancora lunga e che probabilmente, come sempre, ci sarà lo scoppio…
Sono con Michele e Luisa (la mia pace maker) ed abbiamo percorso solo un km: siamo esattamente a un dodicesimo di gara.
Si sta alzando un po’ di vento e immagino che andando avanti sarà dura. A fatica mantengo il passo della mia pace maker e più di così proprio non ce la faccio a tirare, già comincio a respirare affannosamente a bocca aperta .
Devo cercare di restare calmo, devo andare avanti col mio ritmo senza forzare, almeno fino al secondo giro (8°km), altrimenti rompo, e addio corsa. Per distrarmi penso al tracciato della precedente edizione il percorso era diverso e si snodava in un circuito rettangolare con partenza ed arrivo davanti alla chiesa.
Attorno ai pochi “podisti” si assiepano i pochi “spettatori”, gente del paese…
Transito con Luisa e Michele sulla linea del traguardo del 2° giro: la folla, mia moglie e mio figlio urlanti, riescono a darmi solo la misura esatta di quello che mi manca: un altro giro da fare. Quattromila metri esatti: ce la farò a correrli tutti?
Ora sono al terzo giro, e con la testa, cerco di affrontare gli ultimi km.
Ma ecco la difficoltà annunciata: con le gambe, faccio quello che posso, sono lento, lento e pesante.
Da qui, reagisco come un cavallo reticente di fronte ad un ostacolo! Ed ecco come da copione la mia disfatta, inizio a camminare… Sento qualcuno che, vedendomi grida: “ma chi te lo fa fare?”
Nessuno me lo fa fare, nessuno, non mi importa di vincere, e adesso nemmeno di correre, mi basta esserci, ogni mia scelta è sempre stata una scelta per “l’essere”.
La verità è che mi sto trascinando dietro tutto, in questa follia lunga dodici chilometri, e tutto quanto addosso: i chili di troppo gli allenamenti mancati e le promesse mai mantenute, e adesso anche la pubalgia inizia a farmi un male cane e cercare di terminare la corsa è una tortura anche se al dolore oramai mi ci sono abituato e benchè senta il mio corpo come fosse un unico blocco di marmo, è certo che come sempre taglierò il traguardo!!
Mi sorpassano (in ordine d’apparizione): donne (incarognite), e vecchi (ottantenni).
All’arrivo, il grosso del pubblico ha già tolto le tende dato che i primi podisti hanno tagliato il traguardo da più di quindici minuti. Niente applausi se non quelli degli amici più cari , né interviste per chi arriva tra gli ultimi. Se così è, la corsa è finita.
Ancora ansimante vedo Enrico, che dopo la Deejay ten di Milano, continua a sfilarmi davanti migliorando di gara in gara e mi chiedo come cazzo sia possibile che uno che non ha mai corso, si alleni qualche mese fino a dimagrire di 10 kg e poi mi dia la paga???
Forse dovrei prenderla come tecnica di allenamento: per un anno mi strafogo, mangio e bevo a garganella, divento 100 kg, poi inizio a correre per rimettermi in forma... vuoi vedere che e' la volta buona che miglioro i miei tempi;-)?
Ho concluso questi 12 km a 4,45”.





Ora, mentre sto scrivendo lamentoso, la mia schiena mi fa un male boiaaaaaaaa!!!!!
E pensare che l’infiammazione era in via di guarigione ed ora, per non stare fermo un’altra settimana, è peggio di prima, ho malissimo e di sicuro salterò un mese di corse...e mi sa anche due! Che palleeeeee... uffffffffffffffffff.









venerdì 2 ottobre 2009

3a LAKE MARATHON DA FREELANCE

3a LAKE MARATHON DA FREELANCE di Denis Laurenti
Spinto dalla stanchezza dovuta ad un anno podistico intenso (5 maratone), per la prima volta da quando corro, ho deciso di partecipare alla Maratona del Garda dalla prospettiva del giornalista freelance.
Ho fatto tutto come se dovessi partecipare a pieno titolo: sveglia abbastanza presto, preparazione dello zainetto e scarpe e poi via con Michele verso il battello per Limone; mancava solo la canotta da gara appositamente lasciata nel cassetto per evitare di cedere alla tentazione di partecipare all’ultimo momento.
Ho portato, invece, la mia macchina fotografica per cercare di immortalare qualche immagine in movimento, qualche volto, qualche bella istantanea dello scenario unico del lago di Garda, qualche impressione prima della partenza che per molti diciamo così “ novizi”, corrispondeva al grande giorno. Nessun rammarico dunque per la scelta fatta.
Il ritrovo al Palacongressi di Limone (Expò Maratona) con gli amici, è come quello di tutte le altre gare: festoso ed allegro. Ritiro il pass da cronista ed il pacco gara dello “Snuppo” Davide infortunato, immaginando il suo forte sentimento di rimpianto per non essere con noi. Scambio qualche commento e, rilassato nel mio ruolo di fotografo, riesco a sentire nei debuttanti una tensione quasi palpabile.

Mi ritrovo quindi il mattino seguente a pochi passi dalla linea di partenza pronto a provare l’emozione di una maratona vista da fuori . In questa situazione, il passaggio degli atleti è come un’onda che cresce piano in un mare calmo per poi svanire e tornare alla calma piatta una volta finito il lungo serpentone.

Con il mio partner Michele, riesco ad immortalare il gruppo di testa, fatto da atleti fortissimi. Il loro ritmo è indescrivibile! Poi, dopo di loro, arrivano gli amatori forti: quelli a cui manca davvero poco per essere campioni. Di li a poco è la volta del gruppone che punta ad un risultato finale che va dalle 3h.30’ in poi; i miei amici Angelo, Rece, Smerd e Ugo sono qui ! Sono loro che riempiono le strade con i colori delle diverse società di appartenenza. Sono quelli che in sostanza fanno bella e grande la manifestazione. Ognuno con il proprio ritmo, ognuno con il proprio personale stile di corsa. Non mancano gli stravaganti, gli esagerati e gli esaltati. Sono tanti, un flusso quasi continuo di oltre 1500 persone (le classifiche ufficiali parlano di 2200 iscritti e 1500 arrivati).
La giornata è stupenda e si presta perfettamente per il mio reportage. Scorro con la mia city bike per il lungo serpentone di podisti, con soste obbligate sui punti salienti del percorso di gara. Il Lago di Garda oltre che ad essere bello è anche veramente grande e così in corrispondenza delle leggere salite dove tutti rallentano un po’, ho la possibilità di utilizzare al meglio (si fa per dire) la mia macchina fotografica per immortalare gli atleti di testa.

Guardando i miei amici faticare nell’ultima salita mi rendo conto di quanta forza abbiano nelle gambe, nel cuore e nell’animo; forza da invidiare e da prendere ad esempio per i nostri banali momenti di sconforto.
















Ultimo km: pedalata finale verso il traguardo per immortalare la loro straordinaria impresa . A seguire ecco gli altri podisti del grande gruppo variopinto. Chi cade e si rialza, chi rallenta vistosamente e poi si riprende, chi soffre ma va avanti con tenacia, chi ci saluta con un sorriso, chi ci manda un bacio di gioia.
Mentre li vedo arrivare uno ad uno, mi tornano in mente le mie sensazioni delle passate maratone e riesco ad immaginare i pensieri di quelli che stanno vivendo l’esperienza per la prima volta. Fatica e gioia, sudore e lacrime si mischiano nel turbinio degli ultimi 400 metri di uno scenario unico al mondo.
Forza ragazzi, anche questa è fatta è tempo di goderci il meritato riposo e pensare a come preparare la prossima.