

2° Runner’s day – Cavarzere (VE)
(di Denis Laurenti)
(di Denis Laurenti)

Domenica 18 ottobre 2009.
Per molti, la domenica mattina è l'unica occasione per alzarsi un po' più tardi del solito e recuperare le fatiche della settimana, invece per me, podista serio (sehhhhh), la solita sveglia di buon ora per essere pronto ad affrontare la corsa domenicale nonostante un forte dolore che parte dalla schiena per entrare nella profondità del gluteo, per poi raggiungere la sua massima espressione sotto il testicolo destro, tanto che per scendere dal letto ho dovuto rotolare lungo il materasso in quanto quel terribile dolore mi impedisce di piegarmi!!!! Per non parlare della tazza del cazzo, sedermi è stata quasi un'impresa! Quindi anche questa volta, l’ho fatta bella grossa!!! Non la cacca...ma la cazzata di voler correre il 2° Runner’s day di Cavarzere (VE) in memoria di Giampietr
o Banzato: vigile del fuoco, podista e massaggiatore.
Anche se entrato in pieno tunnel depressivo, da runner cocciuto, decido di correre malgrado i cori di “no” di chi la sa lunga e mi invita a fermami, in quanto il forte dolore e lo scarso allenamento non lasciavano presagire nulla di buono.
Ma a volte, speri, succeda anche quello che non ti aspetti, il miracolo: l’orizzonte che, improvvisamente, si apre all’azzurro ed una pubalgia che ti da tregua in una bella corsa progressiva…. Quando maiiiiiiiiiiiiiii
Ore 8,50 arrivo nel luogo di ritrovo con moglie e figlio e noto, come sempre, le solite facce della domenica; non manca proprio nessuno....anzi si… lo Smerd :-)
Incontro anche Enrico...proprio con lui faccio cinque minuti di riscaldamento...la schiena punzecchia ma da calda sembra non dare fastidio!!! Per le gambe invece me ne accorgo subito che non sono reattive, sono legnose e faccio fatica ad alzarle. Alle 9,50 un via improvviso con un ritardo di 20’ coglie impreparati più di duecento podisti.
Partiti!
Io sono intruppato dietro al gruppo con Michele e mentre armeggio sul GPS da polso faccio partire, prima ancora delle gambe, il tempo.
La gara non è lunga, è prevista una distanza su un circuito cittadino di 12 km in tre 3 giri, il percorso non è durissimo: dovrei farce
la a chiudere in meno di cinquantacinque minuti, cinquantasette, al massimo.
La prima curva è secca, a gomito, un incrocio di strade nel centro con una aiuola con tanto di podio per i vincitori.
Rallentiamo tutti, e il gruppo si serra sotto, un ammasso di gomiti, gambe e leggeri spintoni.
In fondo alla strada tutto il gruppo svolta ancora a sinistra, un’altra curva secca.
Il respiro è ancora leggero: è vero che ho fatto solo i primi quattrocento metri e la corsa è ancora lunga e che probabilmente, come sempre, ci sarà lo scoppio…
Sono con Michele e Luisa (la mia pace maker) ed abbiamo percorso solo un km: siamo esattamente a un dodicesimo di gara.
Si sta alzando un po’ di vento e immagino che andando avanti sarà dura. A fatica mantengo il passo della mia pace maker e più di così proprio non ce la faccio a
tirare, già comincio a respirare affannosamente a bocca aperta .
Devo cercare di restare calmo, devo andare avanti col mio ritmo senza forzare, almeno fino al secondo giro (8°km), altrimenti rompo, e addio corsa. Per distrarmi penso al tracciato della precedente edizione il percorso era diverso e si snodava in un circuito rettangolare con partenza ed arrivo davanti alla chiesa.
Attorno ai pochi “podisti” si assiepano i pochi “spettatori”, gente del paese…
Transito con Luisa e Michele sulla linea del traguardo del 2° giro: la folla, mia moglie e mio figlio urlanti, riescono a darmi solo la misura esatta di quello che mi manca: un altro giro da fare. Quattromila metri esatti: ce la farò a correrli tutti?
Ora sono al terzo giro, e con la testa, cerco di affrontare gli ultimi km.
Ma ecco la difficoltà annunciata: con le gambe, faccio quello che posso, sono lento, lento e pesante.
Da qui, reagisco come un cavallo reticente di fronte ad un ostacolo! Ed ecco come da copione la mia disfatta, inizio a camminare… Sento qualcuno che, vedendomi grida: “ma chi te lo fa fare?”
Nessuno me lo fa fare, nessuno, non mi importa di vincere, e adesso nemmeno di correre, mi basta esserci, ogni mia scelta è sempre stata una scelta per “l’essere”.
La verità è che mi sto trascinando dietro tutto, in questa follia lunga dodici chilometri, e tutto quanto addosso: i chili di troppo gli allenamenti mancati e le promesse mai mantenute, e adesso anche la pubalgia inizia a farmi un male cane e cercare di terminare la corsa è una tortura anche se al dolore oramai mi ci sono abituato e benchè senta il mio corpo come fosse un unico
blocco di marmo, è certo che come sempre taglierò il traguardo!!
Mi sorpassano (in ordine d’apparizione): donne (incarognite), e vecchi (ottantenni).
All’arrivo, il grosso del pubblico ha già tolto le tende dato che i primi podisti hanno tagliato il traguardo da più di quindici minuti. Niente applausi se non quelli degli amici più cari , né interviste per chi arriva tra gli ultimi. Se così è, la corsa è finita.
Ancora ansimante vedo Enrico, che dopo la Deejay ten di Milano, continua a sfilarmi davanti migliorando di gara in gara e mi chiedo come cazzo sia possibile che uno che non ha mai corso, si alleni qualche mese fino a dimagrire di 10 kg e poi mi dia la paga???
Forse dovrei prenderla come tecnica di allenamento: per un anno mi strafogo, mangio e bevo a garganella, divento 100 kg, poi inizio a correre per rimettermi in forma... vuoi vedere che e' la volta buona che miglioro i miei tempi;-)?
Ho concluso questi 12 km a 4,45”.
Per molti, la domenica mattina è l'unica occasione per alzarsi un po' più tardi del solito e recuperare le fatiche della settimana, invece per me, podista serio (sehhhhh), la solita sveglia di buon ora per essere pronto ad affrontare la corsa domenicale nonostante un forte dolore che parte dalla schiena per entrare nella profondità del gluteo, per poi raggiungere la sua massima espressione sotto il testicolo destro, tanto che per scendere dal letto ho dovuto rotolare lungo il materasso in quanto quel terribile dolore mi impedisce di piegarmi!!!! Per non parlare della tazza del cazzo, sedermi è stata quasi un'impresa! Quindi anche questa volta, l’ho fatta bella grossa!!! Non la cacca...ma la cazzata di voler correre il 2° Runner’s day di Cavarzere (VE) in memoria di Giampietr
o Banzato: vigile del fuoco, podista e massaggiatore.Anche se entrato in pieno tunnel depressivo, da runner cocciuto, decido di correre malgrado i cori di “no” di chi la sa lunga e mi invita a fermami, in quanto il forte dolore e lo scarso allenamento non lasciavano presagire nulla di buono.
Ma a volte, speri, succeda anche quello che non ti aspetti, il miracolo: l’orizzonte che, improvvisamente, si apre all’azzurro ed una pubalgia che ti da tregua in una bella corsa progressiva…. Quando maiiiiiiiiiiiiiii
Ore 8,50 arrivo nel luogo di ritrovo con moglie e figlio e noto, come sempre, le solite facce della domenica; non manca proprio nessuno....anzi si… lo Smerd :-)Incontro anche Enrico...proprio con lui faccio cinque minuti di riscaldamento...la schiena punzecchia ma da calda sembra non dare fastidio!!! Per le gambe invece me ne accorgo subito che non sono reattive, sono legnose e faccio fatica ad alzarle. Alle 9,50 un via improvviso con un ritardo di 20’ coglie impreparati più di duecento podisti.
Partiti!
Io sono intruppato dietro al gruppo con Michele e mentre armeggio sul GPS da polso faccio partire, prima ancora delle gambe, il tempo.
La gara non è lunga, è prevista una distanza su un circuito cittadino di 12 km in tre 3 giri, il percorso non è durissimo: dovrei farce
la a chiudere in meno di cinquantacinque minuti, cinquantasette, al massimo.La prima curva è secca, a gomito, un incrocio di strade nel centro con una aiuola con tanto di podio per i vincitori.
Rallentiamo tutti, e il gruppo si serra sotto, un ammasso di gomiti, gambe e leggeri spintoni.
In fondo alla strada tutto il gruppo svolta ancora a sinistra, un’altra curva secca.
Il respiro è ancora leggero: è vero che ho fatto solo i primi quattrocento metri e la corsa è ancora lunga e che probabilmente, come sempre, ci sarà lo scoppio…
Sono con Michele e Luisa (la mia pace maker) ed abbiamo percorso solo un km: siamo esattamente a un dodicesimo di gara.
Si sta alzando un po’ di vento e immagino che andando avanti sarà dura. A fatica mantengo il passo della mia pace maker e più di così proprio non ce la faccio a
tirare, già comincio a respirare affannosamente a bocca aperta .Devo cercare di restare calmo, devo andare avanti col mio ritmo senza forzare, almeno fino al secondo giro (8°km), altrimenti rompo, e addio corsa. Per distrarmi penso al tracciato della precedente edizione il percorso era diverso e si snodava in un circuito rettangolare con partenza ed arrivo davanti alla chiesa.
Attorno ai pochi “podisti” si assiepano i pochi “spettatori”, gente del paese…
Transito con Luisa e Michele sulla linea del traguardo del 2° giro: la folla, mia moglie e mio figlio urlanti, riescono a darmi solo la misura esatta di quello che mi manca: un altro giro da fare. Quattromila metri esatti: ce la farò a correrli tutti?
Ora sono al terzo giro, e con la testa, cerco di affrontare gli ultimi km.
Ma ecco la difficoltà annunciata: con le gambe, faccio quello che posso, sono lento, lento e pesante.

Da qui, reagisco come un cavallo reticente di fronte ad un ostacolo! Ed ecco come da copione la mia disfatta, inizio a camminare… Sento qualcuno che, vedendomi grida: “ma chi te lo fa fare?”
Nessuno me lo fa fare, nessuno, non mi importa di vincere, e adesso nemmeno di correre, mi basta esserci, ogni mia scelta è sempre stata una scelta per “l’essere”.
La verità è che mi sto trascinando dietro tutto, in questa follia lunga dodici chilometri, e tutto quanto addosso: i chili di troppo gli allenamenti mancati e le promesse mai mantenute, e adesso anche la pubalgia inizia a farmi un male cane e cercare di terminare la corsa è una tortura anche se al dolore oramai mi ci sono abituato e benchè senta il mio corpo come fosse un unico
blocco di marmo, è certo che come sempre taglierò il traguardo!!Mi sorpassano (in ordine d’apparizione): donne (incarognite), e vecchi (ottantenni).
All’arrivo, il grosso del pubblico ha già tolto le tende dato che i primi podisti hanno tagliato il traguardo da più di quindici minuti. Niente applausi se non quelli degli amici più cari , né interviste per chi arriva tra gli ultimi. Se così è, la corsa è finita.
Ancora ansimante vedo Enrico, che dopo la Deejay ten di Milano, continua a sfilarmi davanti migliorando di gara in gara e mi chiedo come cazzo sia possibile che uno che non ha mai corso, si alleni qualche mese fino a dimagrire di 10 kg e poi mi dia la paga???
Forse dovrei prenderla come tecnica di allenamento: per un anno mi strafogo, mangio e bevo a garganella, divento 100 kg, poi inizio a correre per rimettermi in forma... vuoi vedere che e' la volta buona che miglioro i miei tempi;-)?

Ho concluso questi 12 km a 4,45”.
Ora, mentre sto scrivendo lamentoso, la mia schiena mi fa un male boiaaaaaaaa!!!!!
E pensare che l’infiammazione era in via di guarigione ed ora, per non stare fermo un’altra settimana, è peggio di prima, ho malissimo e di sicuro salterò un mese di c
orse...e mi sa anche due! Che palleeeeee... uffffffffffffffffff.
E pensare che l’infiammazione era in via di guarigione ed ora, per non stare fermo un’altra settimana, è peggio di prima, ho malissimo e di sicuro salterò un mese di c
orse...e mi sa anche due! Che palleeeeee... uffffffffffffffffff. 

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