Una strada che ho continuato a percorrere anche quando mi
sono ritrovato a lavorare in ufficio, dietro una scrivania.
Posso dire che, più ero costretto a stare fermo, più sentivo
l’esigenza di muovermi.
Fino agli anni 2000, ho frequentato tutti i tipi possibili di
corsi in palestra (karate, pesi, aerobica, ecc…), poi è arrivato mio figlio
Pietro e, da lì in avanti, ho cominciato a fare qualche corsetta, per poi
passare gradatamente alla vera corsa.
Dal 2006, coinvolto dai miei fantastici amici “belle persone
che sanno di buono” e che non smetterò mai di ringraziare per aver fatto della
mia vita qualcosa che vale più di tutti i chilometri percorsi insieme, ho
iniziato a correre, allungando le distanze e accorciando i tempi al chilometro.
Si sa: una cosa, più la fai, più ti riesce e a me piaceva
tanto l’idea di riuscirci.
Da sempre, amante delle sfide, all’età di 42 anni decisi di
affrontare la mia prima maratona.
Fantastica la resilienza! In psicologia è la capacità di far
fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, di riorganizzare
positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.
Adoro questa definizione
ed è azzeccatissima per gli sport di durata, dove è necessario l’intervento
della volontà quando sovviene la fatica.
E così incominciai a cronometrare ogni passo, a misurare
tempi, misurare, misurare, misurare.
L’obiettivo è sempre stato quello di migliorare e, per non
farmi mancare nessuna emozione, partecipai nel 2008, alla maratona di New York.
In questi anni è successo qualcosa di molto bello, di magico,
conobbi un gruppo di sportivi e goderecci per cui lo sport è diventato il
consolidamento di molte amicizie, occasione di momenti conviviali, di
confronto, ma soprattutto uno “scaccia stress” da scrivania e da routine di
vita quotidiana.
E fin qui una vita appassionante, una bella favola, finché un
giorno…
Controllo di routine del PSA, antigene prostatico specifico,
diagnosi: Adenocarcinoma.
Una bella doccia fredda, un fulmine a ciel sereno!
Ma al contempo una gran lezione di vita.
Tutti mi dicevano di pensare positivo, ma non sempre è
facile.
I giorni passavano e si sa che la mente ci porta a fare
viaggi che non vorremmo mai.
Poi un giorno, sorprendentemente, il pensiero positivo si
trasformò in azione.
Basta allarmismi facili che mi conducevano in sentieri
deserti.
Mi dissi che era il momento di rivedere “la malattia” da un’altra prospettiva.
E così feci immediatamente, con la consapevolezza che potevo farcela.
Il mio mantra divenne “non c’è male che non sia un bene”.
Con il sostegno della mia famiglia e dei miei migliori amici
affrontai 40 giorni di radioterapia.
Durante le sessioni di radioterapia, non ho mai smesso di correre,
per quanto fosse faticoso anche con ritmi prossimi alla camminata. Naturalmente
la bici era ed è ancora proibitiva.
Un giorno domandai all’oncologo, finita la radio, quando avrei
potuto tornare in bici. I dottori mi guardarono in modo perplesso suggerendomi
una pausa per qualche mese. Come dargli torto? Il mio assetto era ed è
completamente cambiato, e i dolori non mancano. Non riesco ancora a fare
movimenti fluidi con le gambe.


Ora il mio corpo richiede ritmi molto più blandi rispetto a
quelli cui ero abituato ma, finita la piccola corsa, anche se distrutto si
manifesta un rilassamento generale.
Fin qui sembra ancora una bella favola….
Potremmo dire sconfitta la malattia e vissero tutti felici e
contenti.
Ma non abbiamo ancora
parlato della terapia.
Qui si apre un mondo: sai che potrebbe toccarti la
radioterapia, la chemioterapia, la ormonoterapia.
Io mi reputo fortunato, la diagnosi e le caratteristiche del
carcinoma, mi hanno permesso di “cavarmela” se così si può dire, oltre alla radioterapia,
con la ormonoterapia a lungo termine, una terapia che inibisce l’attività
ormonale in quanto riduce la possibilità di recidive, in cambio regala oltre a
dei “simpatici” sintomi da menopausa femminile, una serie di altri sintomi, che
ti mettono davanti all’orologio della vita e ti fanno assaggiare la realtà
dell’invecchiamento.
Mancanza delle forze, dolori articolari, mal di testa,
cambiamenti dell’umore ed un notevole aumento di peso. Tutti questi effetti
collaterali compromettono la qualità della propria vita in modo significativo,
soprattutto se necessitano, come nel mio caso, di un trattamento a lungo
termine.
L’oncologo mi aveva preparato, ma nel contempo rassicurato
dicendomi che nell’arco di un anno avrei ristabilito ordine nella mia mente
assicurando al corpo una veloce ripresa.
Fino a qualche settimana fa, mi sentivo veramente fuori
forma, in certe occasioni ero davvero molto avvilito ed avevo voglia di mollare
tutto. Ma poi, con grande forza e determinazione sono riuscito a liberare la
mente da pensieri e preoccupazioni, ritrovando la quasi serenità.
E’ successa la cosa migliore che poteva accadere in questa
situazione... quella di abituarmi a convivere con essa e, davvero, alcuni
sintomi si stanno via via attenuando.
Ma il vero toccasana da abbinare sempre al farmaco, per
quanto possibile, è stata l'attività fisica. Pillole di movimento a cadenza
regolare: 3/4 volte a settimana, qualsiasi sia il ritmo, anche la camminata
leggera, funziona.
Oggi
sono fermamente convinto che la corsa, sia la miglior terapia coadiuvante per
arginare gli effetti collaterali.
Il mio modo
di fare sport è cambiato dopo questa esperienza.
Non lo pratico più con l’obiettivo di andare più veloce, di
fare chilometri su chilometri. L’orologio cronometro che misura i tempi e le
distanze ora mi dice che sono lento, ma ha anche una bellissima funzione, quella
di ricordarmi che il movimento è vita, regalandomi la visione di panorami
fantastici.
Per abituarmi alla terapia e dare sfogo alla mia indole
ribelle e dinamica, ho ripreso a correre, ma soprattutto a Vivere, a vivere una vita più intensa e più felice, sentendomi ogni
giorno soddisfatto per quello che ho.
Inseguire un obiettivo, qualunque esso sia, senza perdere
coraggio, soprattutto in situazioni complicate. La soddisfazione di esserci
riuscito diventa maggiore!
Sottolineo, ancora una volta, l’importanza del movimento come
forma di prevenzione, un fisico forte affronta meglio qualunque cosa! Dopo aver
concluso 24 maratone, ora devo affrontare quella più dura, la maratona della mia
vita ed arrivare al traguardo vincitore.
Un ringraziamento speciale va ai miei familiari, ai miei cari
amici e quanti mi hanno sostenuto e accompagnato lungo il faticoso cammino.
Febbraio 2017




















































